Il primo sguardo dall'auto dice tutto: un enorme blocco di cemento lungo la strada d'accesso ad Alcúdia, facciata coperta da dipinti di palme sbiaditi e decenni di graffiti, cartelli di pericolo davanti. Quella che sembra una rovina industriale fu uno dei più ambiziosi palazzi dello spettacolo delle Baleari: inaugurato nel 1989 con Julio Iglesias sul palco e con l'obiettivo dichiarato di portare il nord di Maiorca tra le grandi destinazioni europee delle dinner show.

Concetto
„Pepe“ Casas, l'imprenditore dietro il progetto, voleva portare Las Vegas ad Alcúdia: menu gourmet a più portate e sontuoso spettacolo teatrale sotto lo stesso tetto, fino a 2.000 ospiti, biglietti tra i più costosi che l'isola offrisse allora. Tra i partner riuscì a coinvolgere il cofondatore di Air Europa Tomás Cano e il tour operator Agustín Pinillos di Mundicolor: fin dall'inizio non era un piccolo teatro locale, ma un grande progetto di ambizione sovraregionale.
La serata inaugurale con Julio Iglesias diede il tono: spettacolare, rumorosa, costosa. Il mercato non seguì. Troppi pochi turisti raggiungevano il nord dell'isola, la concorrenza cresceva e una successiva sentenza dell'Audiencia Provincial, che dichiarò illegale il permesso di costruzione perché altezze e volumi superavano i limiti previsti, ne decretò la fine. Dopo appena tre anni di attività, il palazzo chiuse definitivamente. Da allora è abbandonato.

Architettura e atmosfera
La stampa delle Baleari ha definito l'edificio un „UFO di cemento“ e un „errore architettonico frankensteiniano“: entrambe le definizioni lo descrivono bene. All'esterno è un blocco brutalista visibile da lontano dalla strada veloce; all'interno, un anfiteatro mozzafiato che unisce le proporzioni di un teatro d'opera alla rudezza di un capannone industriale. Restano riconoscibili i palchi semicircolari a gradoni, dove gli ospiti cenavano seguendo lo spettacolo. Il palco misura diverse centinaia di metri quadrati. Oggi la luce entra da buchi nel tetto e vetri infranti, diffusa e involontariamente teatrale.
I graffiti ricoprono ogni superficie libera, le macerie si accumulano negli angoli e il legno marcio segnala il pericolo dei piani alti. Chi ha visto gli interni li descrive comunque, unanimemente, come uno degli spazi più suggestivi dell'isola, non malgrado il degrado, ma insieme ad esso.
Lo spettacolo
Il programma dell'epoca era sensazionale per gli standard delle Baleari: cavalli bianchi attraversavano l'enorme palco passando dietro cortine d'acqua (cortinas de agua), ballerine di flamenco dividevano la scena con una big band, acrobati riempivano l'altezza della sala. Tutto in una sola serata, tutto in stile Hollywood. Non era un dinner theater in senso modesto: era spettacolo a un livello che l'isola non aveva mai conosciuto.
Per chi e per quali occasioni
Oggi Es Fogueró Palace non è più una sede per eventi. È considerato uno dei Lost Places più affascinanti di Maiorca, noto oltre l'isola tra fotografi urbex, writer e documentaristi che fanno del degrado il loro tema. Se vuoi entrare nel complesso, sappi che è ufficialmente chiuso, i piani superiori rischiano di crollare e nella rovina vivono stabilmente persone a cui sono dovuti rispetto e discrezione. Quella che inizia come una deviazione spontanea può finire in modo più inatteso del previsto.
Consiglio da insider
La rovina ha una storia più cupa della maggior parte dei Lost Places: una morte avvenuta tra queste mura fu successivamente classificata come omicidio e per anni ha occupato la stampa delle Baleari. Se vuoi comprendere fino in fondo ascesa e declino, le grandi inchieste di El Mundo e Majorca Daily Bulletin offrono la base migliore: raccontano come l'ottimismo di un intero decennio sia stato colato nel cemento e poi abbandonato. Es Fogueró Palace non è un monumento al successo, ma all'ambizione che può fallire.



