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Maiorca, ricercatrice avverte: trappole sessuali nei videogiochi

Responsabile del contenuto: Frank Menze

Nei videogiochi, i reclutatori si fingono altri giocatori e usano la valuta di gioco per chiedere foto ai giovani. A metterlo in guardia è stata la ricercatrice Sandra Sedano della Universität der Balearen, durante una conferenza tenuta lunedì 2 novembre all’ateneo a Maiorca. Sedano ha spiegato come i giovani vengano reclutati attraverso videogiochi, app di incontri e false offerte di lavoro per produrre contenuti sessuali o prostituirsi.

Archivo - FILED - 23 March 2026, Berlin: A person opens the login page for the online service OnlyFans. Photo: Georg Moritz/dpa
Europa Press

Prima conquistano la fiducia, poi chiedono foto

Secondo Sedano, su piattaforme come Roblox, Fortnite, Discord o Twitch i reclutatori cercano innanzitutto di conquistare la fiducia delle persone. Anche i regali virtuali durante le dirette su Twitch, TikTok o YouTube possono essere un primo passo. Poi i reclutatori le contattano fuori dalla diretta e chiedono foto intime.

Secondo Sedano, i reclutatori cercano giovani e donne in situazioni di vulnerabilità su app di incontri come Tinder, Hinge o Badoo. Queste app sono destinate agli adulti, ma anche i minori le usano dichiarando un’età falsa. Uno studio citato da Sedano rileva che il 33,8% delle ragazze che avevano avuto rapporti sessuali tramite una di queste app voleva fermarsi, ma l’uomo ha reagito con rabbia.

Falsi lavori da modelle e relazioni online

Anche i presunti casting e le offerte di lavoro come modelle possono servire per reclutare. Su TikTok o Instagram, i reclutatori promettono denaro in cambio di materiale esplicito alle donne che pubblicano contenuti su queste piattaforme. Secondo Sedano, presentano la proposta come una scelta autonoma e un’opportunità di guadagno.

Sedano cita anche i «Loverboys» digitali: uomini che iniziano una relazione sentimentale con donne in situazioni di vulnerabilità, promettono loro aiuto e cercano di isolarle dalla famiglia e dai social media. Alla fine chiedono una foto intima come «Liebesbeweis», una prova d’amore.

Immagini false, danni reali

Sedano mette in guardia anche dai deepfake pornografici: da una foto pubblicamente accessibile si possono creare, con l’intelligenza artificiale, false immagini sessuali di una persona. Secondo la ricercatrice, anche se l’immagine è falsa, il danno è reale. Definisce questa forma di umiliazione e controllo una violenza sessuale.

Fonte: Europa Press / Mallorca.com

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