Pensione di reversibilità: reddito da lavoro conteggiato
Chi percepisce una pensione di reversibilità e lavora durante la propria carriera potrebbe in futuro perdere una parte della prestazione. È quanto propone la Fondazione per gli studi economici applicati Fedea il 14 settembre a Madrid. Secondo il progetto, le risorse liberate dovrebbero andare a vedove e vedovi le cui pensioni complessive vengono sottoposte al tetto massimo al momento del pensionamento.
Lo studio dell'ex segretario di Stato alla Sicurezza sociale Octavio Granado sarà presentato il 25 settembre durante un evento della Fedea. Non prende di mira la pensione di vecchiaia, ma altre prestazioni finanziate dai contributi, come quelle per incapacità lavorativa, le pensioni di reversibilità e per orfani, nonché le integrazioni al minimo.
Pensione di reversibilità oggi pienamente compatibile con il lavoro
Secondo lo studio, durante la vita lavorativa la pensione di reversibilità può finora essere cumulata con il reddito da lavoro, indipendentemente dal suo importo. Al momento del pensionamento, invece, la prestazione può di fatto venir meno se si applica il tetto massimo alle pensioni pubbliche o se non è possibile erogare contemporaneamente un'integrazione al minimo.
Il documento cita l'esempio di una coppia di agricoltori. Entrambi percepiscono una pensione minima di 12.441,80 Euro all'anno, di cui 3.341,80 Euro di integrazione al minimo su una base di 650 Euro al mese. Dopo la morte di uno dei partner, una pensione di reversibilità di 4.732 Euro l'anno comporta, a causa della sovrapposizione con l'integrazione al minimo, un aumento netto di soli 99,35 Euro al mese.
Fedea propone quindi di rendere pensione di reversibilità e reddito da lavoro parzialmente incompatibili. Lo studio suggerisce inoltre di riequilibrare la spesa tra pensioni di reversibilità e pensioni per orfani. Nel 2025, secondo il rapporto, il rapporto tra le spese era di 13 a 1.
Più contributi per le aziende con alti costi di malattia
Granado ritiene necessario intervenire anche sull'incapacità temporanea, in breve IT. Secondo lo studio, nel 2025 la spesa ha raggiunto 18.413 milioni di Euro, pari al 10,4 per cento delle entrate contributive.
Il rapporto propone di imporre contributi più elevati alle aziende se le integrazioni previste dai contratti collettivi durante le assenze per malattia fanno aumentare i costi senza controlli. Le assenze prolungate per motivi di salute mentale dovrebbero essere affidate a specialisti. Nei casi di patologie muscoloscheletriche, inoltre, le associazioni assicurative mutualistiche, le Mutuas, potrebbero farsi carico delle cure qualora i servizi sanitari regionali non abbiano convenzioni con loro.
Per le pensioni anticipate, lo studio chiede inoltre contributi più elevati per le categorie professionali interessate. Ogni riduzione legata a una pensione anticipata dovrebbe essere accompagnata, negli ultimi 10 anni di carriera, da una riqualificazione professionale obbligatoria, per agevolare il passaggio all'interno di un'azienda o nella pubblica amministrazione.
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Fonte: Europa Press / Mallorca.com