Soccorso in mare: la Corte suprema spagnola boccia il veto estero
Le navi private di soccorso battenti bandiera spagnola non devono più ottenere, per operare fuori dalle acque spagnole, il permesso preventivo dello Stato responsabile della zona di soccorso interessata. Lo stabilisce una sentenza della Corte suprema spagnola pubblicata a settembre, di cui Europa Press ha riferito da Madrid il 28 settembre. L’organizzazione umanitaria Open Arms aveva fatto ricorso contro la norma.
Perché la Corte ha cancellato la norma
Finora, senza quel permesso le navi non potevano ottenere l’autorizzazione a salpare. Secondo la Corte, l’obbligo contrasta con gli accordi internazionali a cui la Spagna ha aderito. Essere responsabili di una zona di ricerca e soccorso significa organizzare e coordinare gli interventi, ma non conferisce a uno Stato la sovranità sulle acque né la giurisdizione sulle navi straniere che vi navigano.
La sentenza non è stata condivisa da tutti i giudici. 3 di loro ritenevano possibile interpretare la norma in modo conforme al diritto internazionale ed europeo, anziché cancellarla. La Corte ha posto le spese processuali a carico dell’amministrazione convenuta, fino a un massimo di 4.000 euro.
Open Arms parla di 7 anni perduti
Open Arms considera la sentenza la fine di una norma che, secondo l’organizzazione, poteva impedire alle navi spagnole di salpare per missioni di soccorso in acque internazionali. Il fondatore Óscar Camps ha accolto con favore la decisione dopo 7 anni di contenzioso. Ma ha aggiunto: „Die verlorene Zeit auf See kommt nicht zurück.“
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Fonte: Europa Press / Mallorca.com