Coves d'Artà – Il mondo delle grotte di Maiorca sopra la baia di Canyamel

Già il percorso verso le Coves d'Artà ti fa capire che qui, nascosta nella roccia, c'è qualcosa di speciale. A Cap Vermell, la costa si innalza sopra la baia di Canyamel e, nella sua roccia calcarea rossastra, si apre l'ingresso della grotta, visibile da lontano. Prima di addentrarti nel sottosuolo, lo sguardo si posa ancora una volta sul mare, sulle scogliere e sulla spiaggia – poi subentra il mondo delle stalattiti, illuminato artificialmente.
La grotta non è una fenditura nella roccia accessibile a tutti, ma un’attrazione naturale visitabile con visita guidata, caratterizzata da una sequenza fissa di grandi sale. Durante il percorso si alternano alte volte, fitti gruppi di stalattiti e stalagmiti, oltre a formazioni i cui nomi popolari richiamano colonne, bandiere, un organo o un elefante. È proprio questa varietà a rendere la visita così suggestiva: al centro dell’attenzione non c’è una singola formazione calcarea, ma un intero paesaggio sotterraneo.
Le Coves d'Artà sono perfette per chi vuole scoprire la natura di Maiorca al di là delle spiagge, ma anche per le famiglie e per chi è appassionato di storia e cultura. La visita guidata non dura abbastanza da occupare un'intera giornata di vacanza, ma grazie alle dimensioni delle sale sembra comunque un'esperienza a sé stante. A questo si aggiunge la posizione vicino a Canyamel Platja: grotta, vista sul mare e spiaggia si possono combinare tutte insieme senza doverti spostare troppo.
È importante capire bene dove si trovano. Nonostante il nome, le Coves d'Artà non si trovano nella cittadina di Artà, ma sulla costa del comune di Capdepera, vicino a Canyamel. Se inserisci solo il nome del paese nel navigatore, potresti quindi finire nel posto sbagliato.
Storia e significato
È difficile non notare un’ampia apertura nella montagna. Ecco perché la grotta era già nota fin dalla preistoria, molto prima che esistessero mappe, guide turistiche o un accesso turistico. Non c’è stata quindi una “scoperta” moderna con un unico esploratore per le Coves d’Artà. La loro storia è piuttosto fatta di conoscenze antiche, documentazione scritta, descrizioni scientifiche e, infine, valorizzazione turistica.
Joan Binimelis e la prima menzione
La prima menzione scritta di cui si ha notizia è di Joan Binimelis. Lo storico e geografo maiorchino menzionò la grotta nel 1595 nella sua Storia del Regno di Maiorca. Questa nota è importante perché segna il passaggio dalla conoscenza orale del luogo alla tradizione documentata. Tuttavia, una menzione così precoce non diceva ancora molto sulla conformazione interna; le descrizioni precise sono arrivate solo più tardi.
Nella prima metà del XIX secolo le grotte cominciarono ad attirare sempre più l’attenzione degli studiosi. Isidoro de Antillón ne pubblicò una descrizione nel 1815. Joaquín M. Bover lo seguì nel 1836, Antonio Cabrer nel 1840. Entrambi, originari di Maiorca, esplorarono più volte gli spazi sotterranei. Un’apertura visibile da lontano, attorno alla quale si intrecciavano tante storie, divenne così, poco a poco, oggetto di osservazione sistematica.
La scalinata per una regina
Una delle più belle curiosità storiche ti aspetta ancora prima di iniziare il vero e proprio giro. La grande scalinata d’ingresso fu costruita nel 1860 in occasione del viaggio a Maiorca della regina Isabella II. Alla fine, però, la regina non visitò la grotta. Lo sforzo non fu comunque vano: la scalinata è rimasta e ancora oggi caratterizza l’ingresso solenne al portale roccioso.
Nel 1862 Pere d'Alcàntara Peña realizzò la prima mappa dettagliata della grotta. È stata pubblicata più volte nei decenni successivi, tra l’altro nel 1885 nel voluminoso album sulle grotte di Artà e Manacor di Sebastián Gay e Baltasar Champsaur. La mappatura ha trasformato le singole descrizioni in un’immagine spaziale chiara e comprensibile.
Da obiettivo di ricerca a famosa attrazione turistica
Nella seconda metà del XIX secolo, la fama delle Coves d'Artà si diffuse ben oltre i confini di Maiorca. Tra i visitatori e gli scrittori che ne parlarono c'erano gli scienziati tedeschi H. A. Pagenstecher e R. W. Bunsen nel 1865, l’arciduca Ludovico Salvator d’Austria nel 1884, oltre ai viaggiatori francesi Gaston Vuillier nel 1888 ed Édouard-Alfred Martel nel 1896. Il re Alfonso XIII visitò effettivamente la grotta dall’interno nel 1904.
A partire dagli anni ’60, le Coves d’Artà sono diventate parte integrante del turismo di Maiorca, in forte crescita. La loro importanza non stava in un edificio o in una mostra, ma nella valorizzazione di uno spazio naturale che prima attirava soprattutto studiosi ed esploratori. Ancora oggi la visita guidata si concentra sul sistema di grotte stesso.
Leggende e realtà storica
Il grande ingresso ha offerto abbondante materiale per le storie. Alcuni autori hanno collegato la grotta alla popolazione musulmana che, secondo quanto si dice, avrebbe cercato rifugio qui dopo la conquista cristiana di Maiorca; altre tradizioni parlano di pirati e tesori nascosti. Queste storie fanno parte del fascino culturale delle Coves d'Artà, ma non vanno confuse con la storia documentata, ben attestata. Sono certo la loro notorietà fin dai tempi antichi, la menzione del 1595 e l’intensa attività di ricerca del XIX secolo.
Cosa c'è da vedere
Già nell'atrio d'ingresso ti rendi conto di quanto sia grande il posto. Il sistema di grotte ha un percorso turistico orizzontale di oltre 700 metri. Le sale accessibili raggiungono altezze comprese tra i 15 e i 45 metri. Di conseguenza, molte formazioni non sembrano singoli pezzi da esposizione, ma parti di un’architettura sotterranea: colonne sembrano sostenere i soffitti, sottili cortine calcaree pendono dalle pareti e campi di stalattiti e stalagmiti riempiono interi campi visivi.
Questo mondo di forme si è formato nel calcare. I movimenti delle montagne hanno creato fessure e cavità; l’acqua sotterranea ha agito continuamente sulla roccia. Dove le gocce ricche di minerali hanno lasciato i loro depositi, dal soffitto sono cresciute le stalattiti e dal pavimento le stalagmiti. Quando le due si incontrano, si formano delle colonne. Il risultato non è uno stato storico definitivo, ma un processo geologico che continua a procedere con estrema lentezza.
Atrio
L'ingresso naturale si trova sul versante del Cap Vermell, a picco sulla baia di Canyamel. Le sue dimensioni spiegano perché la grotta fosse già nota fin da tempo e comparisse nella letteratura e nelle leggende. A differenza di uno stretto pozzo, la visita inizia con un portale aperto e monumentale. All’esterno la luce del giorno illumina la roccia; più all’interno, invece, viene sostituita dall’illuminazione artificiale.
L'atrio funge da passaggio tra il paesaggio costiero e il sistema di grotte. Qui si capisce particolarmente bene quanto l'impressione che si ha sia determinata dalla topografia naturale: alle spalle del visitatore c'è il mare, davanti a lui si apre una volta le cui forme non sono state create con la muratura, ma sono il risultato dell'azione dell'acqua e dei depositi calcarei.
Sala delle colonne e la regina delle colonne
Nella Sala delle Colonne, le stalattiti e le stalagmiti che si sono unite tra loro sono le protagoniste. La formazione più famosa è la “Regina delle Colonne”, una stalagmite alta 17 metri. Il nome è figurativo, le dimensioni invece sono ben reali. Dato che questa formazione è cresciuta dal pavimento, è particolarmente facile capire la differenza rispetto alle stalattiti che pendono dal soffitto.
Il suo effetto non deriva solo dall’altezza. Circondata da altre formazioni calcaree, la stalagmite sembra il fulcro di un intero ensemble di pietra. Se durante la visita guidata guardi solo davanti a te, rischi di perderti le strutture più delicate ai bordi: piccole punte, superfici ondulate e punti in cui le forme che crescono verso l’alto e verso il basso quasi si toccano.
Inferno e Purgatorio
Con l’“Inferno”, il percorso passa volutamente a un linguaggio visivo più drammatico. In questa sala, la visita è accompagnata da un’installazione di luci e suoni. I colori e i suoni mettono in risalto i contorni, che con un’illuminazione uniforme risulterebbero meno evidenti. È la parte più teatrale della visita guidata e un netto contrasto rispetto alle spiegazioni tranquille sulle formazioni geologiche delle altre sale.
A seguire c’è il “Purgatorio”. Entrambi i nomi derivano da una tradizione che interpreta gli spazi delle grotte attraverso immagini religiose, fantastiche o di vita quotidiana. Non indicano un tipo specifico di roccia. Ciò che vale davvero la pena vedere è piuttosto come l’illuminazione, le ombre e i diversi punti di vista riescano a creare impressioni spaziali molto diverse partendo dagli stessi elementi fondamentali: calcare, acqua e tempo.
Teatro e organo
Nel “Teatro”, le forme a gradini e l’effetto scenografico dello spazio ne spiegano il nome. L’«Orgel», invece, ricorda le canne di un organo con le sue strutture parallele simili a stalattiti. Queste denominazioni aiutano a orientarsi, ma non sono regole rigide. Più a lungo si posa lo sguardo su una parete o su una formazione, più figure personali si possono scoprire al suo interno.
Proprio qui vale la pena non limitarsi a seguire solo le forme più grandi. Sottili pieghe calcaree e depositi a forma di costole mostrano quanto possa essere variegata la crescita delle stalattiti. Alcune parti sembrano pesanti e massicce, altre quasi come del tessuto, anche se sono fatte di pietra. Questi contrasti sono tra le impressioni visive più forti della grotta.
Sala delle bandiere
La Sala delle Bandiere deve il suo nome a formazioni calcaree piatte e pendenti. A differenza delle colonne compatte, questi depositi appaiono sottili e pieghettati. Alla luce laterale risaltano i loro spigoli e i bordi irregolari; a seconda di dove ti trovi, sembrano bandiere, tende o onde solidificate.
Questo spazio ti fa capire perché il percorso non è solo una serie di stalagmiti il più grandi possibile. Le forme cambiano a seconda del flusso dell’acqua, della composizione del sottosuolo e delle condizioni del soffitto e delle pareti. Così, ogni sala ha un impatto visivo diverso, anche se tutte fanno parte dello stesso sistema di grotte.
Gloria e l'uscita
Verso la fine, il percorso attraversa la zona chiamata “Gloria”. Lungo il tragitto si possono ammirare anche formazioni con nomi popolari come l’“Elefante” e le “pietre di diamante” che brillano in modo sorprendente. Questi nomi servono solo come spunti mnemonici, non sono un’affermazione sulla presenza di vere pietre preziose né indicano una scultura artificiale. Quello che sembra un animale, una bandiera o un gioiello è, ovviamente, calcare formatosi naturalmente.
La conclusione ha una sua drammaturgia: dopo le sale illuminate artificialmente, riappare la luce del giorno e la costa di Canyamel entra nel tuo campo visivo. Questo ritorno all’aria aperta fa parte dell’esperienza. La grotta non finisce in uno spazio interno neutro, ma su un pendio a picco sul mare.
La visita
Le Coves d'Artà si visitano solo con una visita guidata. Il tour dura tra i 35 e i 40 minuti; ogni mezz’ora circa parte un nuovo gruppo. Le spiegazioni vengono fornite in tedesco, spagnolo, inglese e francese. Il programma è quindi ben strutturato: dopo un’eventuale attesa, il gruppo entra tutti insieme e segue il percorso prestabilito attraverso le sale indicate.
Programma della visita guidata
Dall’area d’ingresso il percorso conduce all’atrio e prosegue verso la Sala delle Colonne, la Regina delle Colonne, l’Inferno, il Purgatorio, il Teatro, la Sala delle Bandiere e la Gloria. Il gruppo rimane sempre insieme. Per le singole installazioni ci sono delle spiegazioni, mentre l’illuminazione e la sequenza degli spazi mettono in evidenza il contesto più ampio. Non è previsto che tu possa gironzolare liberamente o visitare il percorso al tuo ritmo.
Per la visita guidata vera e propria, dovresti prevedere dai 35 ai 40 minuti. A questo vanno aggiunti il tragitto dal parcheggio o da Canyamel, un’eventuale attesa per il gruppo successivo e il tempo per goderti il panorama all’ingresso. Per questo motivo, la grotta si presta solo in parte come breve sosta tra due altre attività; è più piacevole dedicarle un po’ di tempo tutto per sé, senza un appuntamento subito dopo.
Temperatura e clima delle grotte
All’interno le condizioni sono relativamente stabili tutto l’anno. La temperatura oscilla tra i 17 e i 22 gradi, mentre l’umidità è alta. In una calda giornata estiva, il cambiamento di temperatura rispetto alla montagna si avverte chiaramente, senza che però la grotta possa essere paragonata a un ambiente freddo come quello invernale. Un leggero strato in più di vestiti può comunque essere piacevole, soprattutto per i visitatori più sensibili al freddo.
L'elevata umidità fa parte dell'esperienza in grotta. Le superfici possono sembrare umide e il pavimento richiede più attenzione rispetto a una sala museale pianeggiante. Per questo è meglio indossare scarpe comode e stabili piuttosto che sandali scivolosi.
Ora del giorno e affluenza
Dato che ogni mezz’ora circa parte un gruppo, l’ingresso avviene a ondate regolari. Se arrivi poco dopo l’inizio di una visita guidata, potresti dover aspettare quella successiva. Nei momenti di maggiore affluenza, inoltre, il parcheggio all’ingresso potrebbe essere al completo. Una visita poco dopo l’apertura mattutina è quindi la scelta più sicura per chi vuole ridurre al minimo i tempi di attesa e la ricerca di un posto auto.
Da maggio a ottobre è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00, da novembre ad aprile dalle 10:00 alle 17:00. Dato che gli orari possono cambiare, ti consiglio di controllare gli orari aggiornati prima di partire. Non abbiamo volutamente indicato qui il prezzo d’ingresso; anche questo andrebbe verificato subito prima della visita.
Come arrivare e dove parcheggiare
Il nome può trarti un po’ in inganno: la destinazione del viaggio non è il centro di Artà, ma Canyamel Platja, sulla costa del comune di Capdepera. La grotta si trova a est della località balneare, sul Cap Vermell. Se vai in auto, ti consiglio quindi di impostare come destinazione le Coves d'Artà o la strada delle grotte, invece di digitare semplicemente “Artà”.
Dall'aeroporto di Palma
Dall'aeroporto di Palma a Canyamel Platja ci sono 77 chilometri su strada. Il viaggio dura circa 65 minuti e si percorre la Ma-15, poi la Ma-4030 e la Ma-4040. Questa distanza e questo tempo di percorrenza valgono specificatamente fino a Canyamel Platja. Per l’ultimo tratto, segui la strada asfaltata che costeggia la scogliera fino all’ingresso.
Il percorso si snoda inizialmente lungo la strada veloce verso est e poi su strade regionali in direzione di Capdepera e Canyamel. Proprio nell’ultimo tratto vale la pena prestare attenzione alle indicazioni per la grotta, invece di farti guidare dal nome verso Artà, che si trova più nell’entroterra.
Dal centro di Palma
Dal centro di Palma a Canyamel Platja la distanza su strada è di 79 chilometri. Percorrendo le strade Ma-15, Ma-4030 e Ma-4040, il viaggio dura circa 72 minuti. Anche in questo caso, i chilometri e il tempo di percorrenza si riferiscono a Canyamel Platja; a questi va aggiunto il tragitto per raggiungere l’ingresso della grotta.
Il tempo di percorrenza può essere meno prevedibile nel traffico cittadino e durante i periodi di maggiore affluenza. Dato che la visita inizia a gruppi, è meglio arrivare con un po’ di anticipo: se arrivi all’ultimo momento, rischi di perdere la visita guidata appena iniziata.
Parcheggio e autobus
Proprio vicino alle Coves d'Artà, il gestore mette a disposizione un parcheggio gratuito. Le recensioni indicano però che i posti auto potrebbero essere occupati nelle ore di punta. Arrivare presto ti aiuta quindi non solo per entrare, ma anche per trovare posto. Dal parcheggio si accede alla grande scalinata e al portale roccioso situato in alto sul pendio.
Se arrivi con i mezzi pubblici, la fermata da tenere d’occhio è “Canyamel - Coves d'Artà”. Il codice è 14035. Dato che gli orari possono variare a seconda della stagione, ti consiglio di controllare il collegamento specifico per il giorno della visita. Inoltre, secondo le indicazioni del Comune, dalle località turistiche di Canyamel le grotte sono raggiungibili in pochi minuti a piedi; il percorso attraversa Cap Vermell e termina all’ingresso delle grotte, in salita.
Le linee di autobus per Coves d'Artà in sintesi
| Linea | Percorso | Corse al giorno | Prima corsa | Ultima corsa |
|---|---|---|---|---|
| 424 | Cala Rajada - Portocristo | 42 | 08:18 | 23:10 |
Dati ufficiali degli orari GTFS (TIB/SFM), senza informazioni in tempo reale. I numeri si riferiscono a tutte le fermate nel paese; le corse nei fine settimana e nei giorni festivi possono variare — controlla con l'operatore prima di partire.
Come arrivare in autobus
Canyamel - Coves d'Artà (14035) · 0,7 km In linea d'aria
- 424Cala Rajada - Portocristo · Tutti i giorni
Dati sugli orari: dati GTFS ufficiali (TIB/EMT), senza informazioni in tempo reale — controlla gli orari con l'operatore prima di partire.
Nei dintorni
Dopo l’oscurità della grotta, la baia di Canyamel sembra particolarmente luminosa. Questa piccola località turistica si trova alla fine di un’ampia valle, attraverso la quale il Torrent de Canyamel scorre verso la costa. Le colline boscose e le rocce di Cap Vermell incorniciano la baia. Questo ti permette di abbinare facilmente la visita alla grotta a una sosta al mare, senza dover affrontare una lunga giornata in auto.
Canyamel Platja
La Platja de Canyamel è la seconda tappa più ovvia del programma. La sua spiaggia di sabbia chiara si trova proprio nel paese, mentre la grotta si apre sul bordo roccioso della baia. Ristoranti, negozi e altre attrazioni turistiche si trovano tutti a Canyamel. Se arrivi la mattina per la prima visita guidata, puoi andare in spiaggia dopo; se parti più tardi, puoi unire la visita alla grotta a una passeggiata in paese.
Canyamel è più una tranquilla località costiera che un grande centro di vita notturna. Il Torrent de Canyamel divide l’area abitata, e i dintorni sono caratterizzati da pini, vegetazione mediterranea bassa e scogliere costiere. Il nome del paese ricorda la coltivazione della canna da zucchero di un tempo: «Canya de mel» indicava proprio la canna dolce, ovvero la canna da zucchero.
Cap Vermell
La grotta si trova nella roccia calcarea di Cap Vermell. La scogliera rossa non è solo uno sfondo, ma fa parte dell’ambiente naturale da cui sono nate le Coves d’Artà. La zona è importante anche per la tutela degli uccelli; a Cap Vermell vive un’importante colonia di cormorani. Fa parte di un’area protetta designata come ZEPA e della rete europea Natura 2000.
Per chi visita la grotta, questo crea un quadro paesaggistico particolarmente chiaro: in basso c’è la baia, sopra l’ingresso nella roccia e all’interno l’acqua continua a erodere il calcare. Se ti fermi un attimo all’uscita, riesci a cogliere meglio questo passaggio rispetto a quando torni subito al parcheggio.
Capdepera e la costa nord-orientale
Se hai un po’ più di tempo, puoi proseguire l’escursione verso Capdepera o Artà. A Capdepera, il castello medievale offre un contrasto culturale con la grotta naturale. Altre possibili mete sono la Torre de Canyamel, i siti talaiotici della regione e le località costiere di Cala Ratjada, Font de sa Cala e Cala Mesquida. Queste dovrebbero essere considerate come mete a sé stanti, non come appendici affrettate alla visita guidata.
Se cerchi un mix tra natura e comodità, Canyamel e le baie vicine sono la scelta più pratica. Cala Rotja e Cala Auberdans sono indicate dal Comune come mete vicine da visitare. Se invece vuoi approfondire la storia, a Capdepera troverai una città fortificata e nei dintorni diverse testimonianze della cultura talayotica.
Il posto giusto per farlo
Canyamel Platja nella descrizione della localitàInformazioni utili per la visita
All’interno della grotta le condizioni sono diverse rispetto alla spiaggia, che dista solo pochi minuti. L’elevata umidità, l’illuminazione variabile e il terreno naturale richiedono un po’ di attenzione. Anche se la visita è organizzata e guidata, rimane comunque un percorso all’interno di una vera e propria grotta – non una sala espositiva pianeggiante dove puoi scegliere liberamente il percorso.
Scarpe e abbigliamento
Le scarpe chiuse con suola antiscivolo sono la scelta migliore. I punti umidi e il passaggio tra gradini, sentieri e punti panoramici rendono le suole lisce inutilmente scomode. L’abbigliamento da spiaggia è la scelta più ovvia in piena estate, ma all’interno le temperature oscillano tra i 17 e i 22 gradi. Una giacca leggera o un coprispalle sottile si portano con te senza problemi.
Davanti all’ingresso, invece, c’è da aspettarsi il sole. Se stai aspettando il prossimo gruppo o vuoi goderti un po’ più a lungo la vista sulla baia, non lasciare la crema solare in macchina. Inoltre, il contrasto tra il luminoso pendio costiero e le sale più scure potrebbe far sì che all’inizio i tuoi occhi abbiano bisogno di un po’ di tempo per abituarsi.
Con i bambini
Per i bambini il percorso è facile da seguire: la visita guidata dura dai 35 ai 40 minuti e nomi suggestivi come “Inferno”, “Organo”, “Bandiere” o “Elefante” offrono punti di riferimento facili da capire. Lo spettacolo di luci e suoni all’Inferno rappresenta un momento clou. Allo stesso tempo, però, il gruppo è vincolato a un percorso prestabilito; non è possibile fare pause spontanee o proseguire prima del tempo.
I genitori dovrebbero quindi valutare se al loro bambino piaccia fare una visita guidata in un ambiente umido e in parte buio. Nelle sale alte non si ha quella sensazione di oppressione tipica dei pozzi, ma la luce soffusa e i rumori di sottofondo possono avere un effetto più forte sui bambini piccoli che sugli adulti. Le indicazioni della guida hanno la precedenza, soprattutto sulle scale e nei tratti di percorso umidi.
Fotografare e osservare con attenzione
Le impressioni più suggestive non si hanno solo davanti alla colonna più grande. Sottili strati di calcare, piccoli depositi sulle pareti e i passaggi tra le zone illuminate e quelle buie vengono facilmente trascurati quando guardi esclusivamente attraverso una fotocamera. Dato che la visita guidata prosegue, è meglio dare prima un’occhiata alla sala e solo dopo scattare una foto, sempre che le regole attuali lo permettano.
I nomi popolari vanno intesi come un invito all’osservazione. L’elefante non è una scultura, l’organo non è uno strumento e le pietre di diamante non sono una mostra di gemme. Chi si aspetta una gita in barca su un lago sotterraneo o un percorso avventura accessibile a tutti, qui sta cercando l’esperienza sbagliata. Al centro ci sono grandi sale carsiche, formazioni di stalattiti e stalagmiti e un percorso guidato, in parte allestito ad hoc.
Pianificazione temporale
Alla durata effettiva della visita si aggiungono l’arrivo, la ricerca del parcheggio, un eventuale cambio di gruppo e l’accesso tramite la grande scalinata. Per questo motivo, non dovresti calcolare la visita esattamente su 40 minuti. Chi ha in programma di andare poi in spiaggia a Canyamel, così avrà un po’ di margine di tempo e non dovrà rimandare a un orario troppo lontano solo perché ha perso il gruppo di partenza.
Un ultimo consiglio pratico riguarda il nome: biglietto d’ingresso, navigazione e programma della giornata dovrebbero essere orientati verso le Coves d’Artà vicino a Canyamel. La cittadina di Artà è un’altra destinazione. Questo piccolo controllo prima di partire ti evita la deviazione più comune e, allo stesso tempo, più facile da evitare.
Consigli da chi vive sul posto
Unisciti al primo gruppo
Poco prima dell'apertura mattutina, hai più possibilità di trovare un posto auto all'ingresso. Dato che i gruppi partono più o meno ogni mezz'ora, diminuisce anche il rischio di arrivare appena dopo l'apertura e di dover aspettare.
Alzare lo sguardo verso la regina
Per quanto riguarda la “Regina delle colonne”, alta 17 metri, non vale la pena guardare solo alla base della stalagmite. È solo confrontandola con il soffitto e con le stalattiti vicine che si capiscono davvero la sua altezza e le dimensioni della sala delle colonne.
All'uscita non proseguire subito
Dopo le sale buie, lo sguardo si riapre sulla baia di Canyamel. Questo passaggio dalla roccia calcarea illuminata artificialmente al mare luminoso è uno dei momenti più suggestivi del percorso.
Unire la grotta e la spiaggia
La Platja de Canyamel si trova vicino alla scarpata delle grotte. Una visita guidata di prima mattina può quindi essere abbinata, senza dover fare lunghi tragitti in auto, a un po’ di tempo in spiaggia o a una pausa in questa tranquilla località costiera.
Fai attenzione alle forme snelle
Oltre alle imponenti colonne, la Sala delle Bandiere è caratterizzata da cortine calcaree pieghettate. Alla luce laterale, i loro contorni appaiono particolarmente plastici: un dettaglio che rischia di passare inosservato se dai solo un’occhiata veloce alle stalattiti più grandi.