Fondazione Pilar e Joan Miró: gli studi di Miró a Maiorca

La Fundació Pilar i Joan Miró conserva qualcosa che nemmeno i grandi musei d’arte riescono spesso a mostrare: non solo le opere di un artista, ma anche il luogo in cui sono nate. Negli atelier vicino a Sant Agustí, Joan Miró ha lavorato per quasi tre decenni. Dipinti, sculture e opere grafiche si presentano quindi ai visitatori proprio nelle immediate vicinanze degli spazi che Miró ha cercato e allestito per la sua arte.
Il fascino sta proprio nel cambio di prospettiva. Lo studio progettato da Josep Lluís Sert racconta di un lavoro intenso, mentre Son Boter racconta degli esperimenti di Miró con le pareti, la grafica e gli spazi già esistenti. L’edificio del museo di Rafael Moneo contrappone all’insieme storico un’architettura volutamente autonoma. Un giardino con sculture unisce arte, edifici e vegetazione mediterranea.
Chi si aspetta solo una serie cronologica di quadri famosi, si perderebbe l’essenziale. La fondazione presenta Miró come pittore, scultore, ceramista e grafico, ma soprattutto come artista all’opera. Il suo legame con Maiorca qui non viene presentato in chiave biografica, ma lo si può vivere in prima persona. Questo rende la visita interessante sia per gli appassionati d’arte che per gli amanti dell’architettura e i viaggiatori che vogliono scoprire un altro lato di Palma, lontano dal centro storico.
Il sito merita tutta la tua attenzione. Piccole tracce, passaggi tra gli edifici e la differenza tra atelier, vecchia casa di campagna e architettura museale raccontano almeno quanto una singola opera esposta. Proprio per questo vale la pena non programmare la visita come una breve sosta per scattare qualche foto.
Storia e significato
Maiorca come luogo di lavoro
Maiorca non è stata per Joan Miró una meta scelta per caso in tarda età. Sua madre era originaria di Palma, sua moglie Pilar Juncosa era dell’isola, e Miró aveva già da tempo un legame personale molto stretto con Maiorca. Dopo aver vissuto e lavorato a Barcellona e a Parigi, nel 1956 si stabilì definitivamente sull’isola. Qui ha potuto realizzare un desiderio che lo accompagnava da tempo: un grande studio tutto suo, con spazio a sufficienza per il suo lavoro sempre più variegato.
Il nuovo ambiente non significò un ritiro in una tranquilla pensione. A Maiorca, Miró continuò a lavorare intensamente, spaziando tra pittura, scultura, ceramica, opere murali, litografia e altre tecniche grafiche. Gli atelier sono diventati un centro produttivo della sua produzione tardiva. Chi visita la fondazione non entra quindi in un semplice luogo della memoria, ma in un luogo in cui si sono svolti anni importanti del suo lavoro.
Joan Miró e Josep Lluís Sert
Il Taller Sert nasce da una lunga amicizia. Miró e l’architetto Josep Lluís Sert si conoscevano fin dai primi anni ’30 e condividevano l’interesse per la cultura popolare mediterranea e per quelle forme d’arte considerate “originali”. Nel 1937 lavorarono insieme al padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi. Lì, oltre al «Guernica» di Picasso, era esposto anche il monumentale murale di Miró «El Segador»; il padiglione divenne un simbolo artistico contro il fascismo.
Anni dopo, Sert progettò a Maiorca lo studio tanto desiderato dal suo amico. L’atelier era quindi molto più di un semplice edificio funzionale di nuova costruzione. L’architettura e la pratica artistica nacquero da uno scambio pluriennale. Tre anni dopo essersi trasferito a Maiorca, Miró ampliò il suo spazio di lavoro acquistando Son Boter, una casa maiorchina del XVIII secolo situata nelle vicinanze.
La fondazione della fondazione
Joan Miró e Pilar Juncosa hanno fondato la fondazione nel 1981. Il loro desiderio era quello di lasciare gli studi alla città di Palma e, allo stesso tempo, creare un luogo che andasse oltre la semplice conservazione del lascito di un artista. Qui le nuove generazioni di artisti dovessero poter lavorare e imparare; tra gli obiettivi c’era anche lo studio dell’opera di Miró.
Questa visione spiega perché la Fundació Pilar i Joan Miró non sembra un semplice monumento chiuso in se stesso. I programmi didattici e i corsi sulle tecniche grafiche riprendono il lavoro artigianale degli atelier, mentre le mostre contemporanee allargano lo sguardo oltre Miró. Il patrimonio comprende 2.500 opere dell’artista e centinaia di oggetti che lui stesso aveva collezionato. La fondazione conserva quindi allo stesso tempo opere d’arte, luoghi di lavoro, documenti e punti di riferimento personali.
Nel 1992 si è aggiunto il museo e la sede della fondazione, progettati da Rafael Moneo. È stato proprio grazie a questo edificio che il complesso ha ottenuto gli spazi necessari per le mostre, l’amministrazione e gli eventi. Gli ex laboratori non sono diventati una sorta di “casa degli artisti” congelata nel tempo, ma un centro museale e di ricerca dove è possibile continuare ad approfondire il lascito di Miró.
Cosa c'è da vedere
Taller Sert
Il Taller Sert è il modo più diretto per entrare nel mondo creativo di Miró. Josep Lluís Sert lo progettò appositamente per l’artista, che da tempo sognava di avere un proprio studio spazioso. L’edificio unisce l’architettura moderna al paesaggio mediterraneo. Si trova sulla collina dell’allora tenuta di Miró, Son Abrines, e per l’artista era al tempo stesso un rifugio e un laboratorio creativo.
Il suo significato non si coglie tanto da una singola facciata, quanto piuttosto dal rapporto tra spazio, luce e lavoro. È qui che è nata una parte delle importanti opere tardive di Miró. La visita allo studio distoglie quindi lo sguardo dalla solita situazione museale: i quadri non appaiono solo come oggetti finiti e ben isolati, ma come il risultato di un lungo processo. Lo spazio stesso diventa un’opera esposta.
A questo si aggiunge il significato biografico dell’edificio. Sert non era un architetto qualsiasi incaricato del progetto, ma un amico e un ex collaboratore artistico. Nello studio si incontrano due approcci del Modernismo: il linguaggio visivo aperto e spesso imprevedibile di Miró e il tentativo di Sert di creare uno spazio di lavoro ben strutturato per quest’arte. Chi si prende il tempo di osservare l’architettura capisce che l’edificio non è né un involucro neutro né una scenografia decorativa.
Son Boter
Son Boter rappresenta un netto contrasto rispetto al Taller Sert, progettato da lui stesso. Questa casa maiorchina risale al XVIII secolo e fu acquistata da Miró tre anni dopo essersi trasferito definitivamente sull’isola. Nei vecchi locali allestì degli spazi dedicati all’incisione e alla litografia.
Particolarmente rivelatori sono gli interventi di Miró sull’edificio. Graffiti e murales dimostrano che per lui l’architettura non era solo un patrimonio storico intatto. Le pareti potevano diventare una superficie su cui disegnare, un banco di prova o addirittura lo sfondo di un’opera. Son Boter mette così in luce quanto poco Miró facesse distinzione tra opera, strumento, spazio e ispirazione spontanea.
A causa di lavori di manutenzione e ristrutturazione, Son Boter è al momento temporaneamente chiuso al pubblico. Dato che lo stato dei lavori può cambiare, prima di venire a trovarci ti consiglio di controllare quali aree sono effettivamente accessibili. Anche se è chiuso, l’edificio rimane una parte fondamentale del complesso; la sua assenza, però, cambia l’esperienza della visita, perché è proprio lì che le opere murali di Miró legate al luogo e i laboratori grafici rivelano tutto il loro significato.
Edifici di Moneo
Il nuovo edificio di Rafael Moneo è stato realizzato tra il 1987 e il 1992. L’architetto ha dovuto adattarsi a un contesto che, dall’arrivo di Miró, si era notevolmente densificato. Laddove un tempo era possibile godere di una vista più libera sulla baia, l’edilizia urbana si era avvicinata. Moneo non ha cercato di nascondere questo cambiamento. Ha piuttosto progettato una sorta di rifugio architettonico per l’arte e la fondazione.
L'edificio è composto da un corpo allungato in cemento armato e da una sala espositiva a forma di stella, il cui profilo ricorda il bastione di una fortezza. Questa immagine era voluta: il museo doveva affermarsi di fronte a un contesto percepito come turbolento. Un ingresso sopraelevato e lo specchio d’acqua sul tetto della galleria sottostante riprendono al contempo il legame perduto con la baia, senza però imitare un panorama storico.
All’interno, la luce viene attutita e filtrata in modo mirato. Gli elementi di protezione solare scandiscono la facciata, mentre le lastre di alabastro nelle aree espositive creano una luce naturale attenuata e modificata. La geometria a forma di stella non crea una successione uniforme di sale neutre. Cambiamenti di direzione, superfici disposte obliquamente l’una rispetto all’altra e parti dello spazio percepibili in modo diverso si adattano perfettamente a un’opera che vive spesso di rotture, segni sorprendenti e campi visivi liberi.
Un’altra ala dell’edificio ospita, tra le altre cose, uffici, sale riunioni e il negozio del museo. In questo modo, il lato istituzionale della fondazione si distingue architettonicamente dalla sala espositiva, senza però separarsene completamente. L’edificio di Moneo non è quindi solo la nuova ala degli atelier, ma la parte che trasforma il luogo di lavoro privato di Miró in un centro d’arte pubblico.
Collezione e giardino delle sculture
La collezione comprende opere di tutti i periodi creativi di Miró. I dipinti non sono gli unici protagonisti: sculture, ceramiche, opere grafiche e altre tecniche mostrano quanto spesso l’artista cambiasse materiale e forma espressiva. L’ampiezza del patrimonio permette alla Fondazione di mettere in evidenza temi sempre diversi. Le mostre temporanee possono modificare il percorso espositivo.
Centinaia di oggetti collezionati da Miró ampliano la prospettiva. Rimandano a forme, materiali e oggetti di uso quotidiano che stimolavano la sua fantasia visiva. Questi oggetti non sono una semplice decorazione biografica. Nel contesto degli atelier, aiutano a capire come da osservazioni, reperti e sperimentazioni sia potuto nascere un linguaggio visivo che a prima vista sembra del tutto libero.
All’esterno, il percorso prosegue nel giardino delle sculture. Tra la vegetazione e gli edifici, le opere scultoree di Miró si possono ammirare in modo diverso rispetto a una sala chiusa. Allo stesso tempo, i tre livelli architettonici del luogo diventano evidenti: lo storico Son Boter, l’atelier moderno di Sert e l’audace edificio museale di Moneo. Il giardino è quindi allo stesso tempo uno spazio di transizione e un’area espositiva.
La visita
Un giro attraverso tre ambienti di lavoro
Un percorso ben organizzato non ti fa scoprire solo la collezione, ma anche le differenze tra gli edifici. Nell’edificio di Moneo l’arte si presenta attraverso mostre curate e spazi sapientemente allestiti. Il Taller Sert ti avvicina al processo creativo. Son Boter completa questo quadro con i laboratori grafici e gli interventi diretti di Miró in un’antica casa maiorchina, sempre che sia di nuovo accessibile una volta terminato il restauro in corso.
L’ordine è meno importante del cambio di prospettiva. Chi prima visita le mostre, poi nell’atelier riconoscerà più facilmente i materiali, le tecniche e le condizioni spaziali. Chi inizia dal Taller Sert, in seguito guarderà le opere finite più come il risultato di un lavoro concreto. Il giardino crea una pausa tra una tappa e l’altra e ti permette di percepire gli edifici come un insieme armonioso.
Tempo necessario e ritmo della visita
È difficile stabilire una durata obbligatoria della visita che abbia senso. Chi vuole vedere soprattutto alcune opere principali attraversa le sale espositive più velocemente rispetto a chi si sofferma in egual misura sull’architettura degli atelier, sulla collezione e sul giardino. Quando Son Boter è aperto, si aggiunge un’altra area a sé stante. Anche le mostre temporanee e gli eventi modificano la durata della visita.
Per pianificare la visita, è fondamentale non considerare la fondazione come una semplice galleria. I vari edifici, gli spazi esterni e i diversi livelli tra opera, biografia e architettura richiedono tempo. Soprattutto al Taller Sert, vale la pena non limitarsi a cercare i soggetti più famosi, ma interpretare lo spazio nel suo insieme. Una visita senza un appuntamento subito dopo rende più giustizia al luogo rispetto a una sosta con tempi stretti.
Condizioni attuali
Gli orari di apertura e i prezzi d'ingresso possono subire variazioni, quindi ti consiglio di controllare che siano aggiornati prima di andare. Questo vale soprattutto durante le mostre in corso, gli eventi e i lavori di manutenzione. Son Boter è temporaneamente chiuso per lavori di ristrutturazione; ti consiglio di verificare la situazione attuale prima di partire.
Come arrivare e dove parcheggiare
Da Palma e dall'aeroporto
Dal centro di Palma, il percorso porta a Sant Agustí passando per la Ma-1. Il tragitto in auto è di 6 chilometri e ci vogliono circa 16 minuti. Questi tempi valgono fino a Sant Agustí, non fino a un parcheggio garantito proprio davanti al museo. Per l’ultimo tratto, la strada segue la rete stradale cittadina in direzione di Carrer de Saridakis; il traffico intenso all’uscita occidentale della città potrebbe ritardare l’arrivo.
Dall’aeroporto di Palma, percorrendo la Ma-20 fino a Sant Agustí, sono 20 chilometri. Il tragitto dura circa 21 minuti. Anche in questo caso, la distanza e il tempo di percorrenza si riferiscono al quartiere. Da lì si prosegue attraverso la rete stradale locale fino al museo. Dato che la fondazione non si trova nel centro storico di Palma, puoi raggiungerla in auto senza dover attraversare le strette stradine del centro storico.
Parcheggio vicino al museo
Proprio di fronte all’ingresso del museo c’è un parcheggio riservato esclusivamente ai visitatori della Fondazione. Offre circa 60 posti auto, di cui due riservati alle persone con disabilità. Il parcheggio è gratuito. Alcuni posti si trovano sotto gli alberi e possono offrire un po’ d’ombra, ma non è garantito che ci sia un posto libero o all’ombra.
Una cosa importante da tenere a mente quando pianifichi la giornata: il parcheggio chiude fuori dagli orari di apertura del museo. Quindi non è il posto giusto per lasciare l’auto se hai in programma di restare a lungo nei dintorni dopo la visita. Se dopo aver visitato il museo vuoi proseguire verso Cala Major, Portopí o Palma, tieni presente l’orario di chiusura e sposta l’auto per tempo.
In autobus
Diverse linee di autobus urbani e regionali servono la zona di Cala Major, Marivent e Sant Agustí. A seconda della linea, la fermata si trova proprio sulla Carrer de Saridakis o più in basso lungo l’asse principale che attraversa Cala Major. Da lì, l’ultimo tratto è in salita fino alla Fondazione; se prendi le linee che passano per Marivent o il parcheggio pubblico di Cala Major, tieni conto di una camminata di circa dieci minuti.
I cantieri possono modificare il percorso delle linee. Da marzo 2026, alcune linee EMT sono state deviate passando per Portopí a causa dei lavori sul viadotto di Carrer de Saridakis. Per questo, il giorno della visita, ti consiglio di non affidarti solo a un numero di linea vecchio, ma di controllare la fermata attuale e il percorso a piedi. Le informazioni sulle fermate che vedi sulla pagina ti danno un’ulteriore guida per la rete circostante.
Le linee di autobus per Fondazione Pilar e Joan Miró in sintesi
| Linea | Percorso | Corse al giorno | Prima corsa | Ultima corsa |
|---|---|---|---|---|
| 108 | Son Caliu - Palma | 42 | 00:05 | 23:00 |
| 1 | Portopí - Sindicat | 6 | 07:01 | 08:37 |
| 30 | Marivent-Palau de Congressos | 6 | 07:35 | 08:05 |
Dati ufficiali degli orari GTFS (TIB/SFM), senza informazioni in tempo reale. I numeri si riferiscono a tutte le fermate nel paese; le corse nei fine settimana e nei giorni festivi possono variare — controlla con l'operatore prima di partire.
Come arrivare in autobus
17-Museu Sant Carles · 1,0 km In linea d'aria
- 1Portopí - Sindicat · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
23-Dic de l'Oest - Museu Sant Carles · 1,0 km In linea d'aria
- 1Portopí - Sindicat · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
25-rotonda de Portopí - aparcament dissuasiu · 1,3 km In linea d'aria
- 1Portopí - Sindicat · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
16-rotonda de Portopí - aparcament dissuasiu · 1,3 km In linea d'aria
- 1Portopí - Sindicat · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
Marivent 2 (40012) · 1,3 km In linea d'aria
- 108Son Caliu - Palma · Tutti i giorni
67-Joan Miró - Marivent · 1,3 km In linea d'aria
- 4Ses Illetes - Pl. Columnes · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
- 20Portopí - Son Espases · 06:06–22:40 · Tutti i giorni
- 46la Bonanova - Gènova - Sindicat (dreta) · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
Marivent 1 (40010) · 1,4 km In linea d'aria
- 108Son Caliu - Palma · Tutti i giorni
91-Joan Miró - Marivent · 1,4 km In linea d'aria
- 4Ses Illetes - Pl. Columnes · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
- 20Portopí - Son Espases · 06:06–22:40 · Tutti i giorni
- 47Gènova - la Bonanova - Sindicat (esquerra) · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
66-Joan Miró - Aparcament dissuasiu · 1,4 km In linea d'aria
- 4Ses Illetes - Pl. Columnes · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
- 20Portopí - Son Espases · 06:06–22:40 · Tutti i giorni
- 30Marivent-Palau de Congressos · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
1988-Marivent-aparcament dissuasiu · 1,4 km In linea d'aria
- 30Marivent-Palau de Congressos · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
92-Joan Miró - Aparcament dissuasiu · 1,4 km In linea d'aria
- 4Ses Illetes - Pl. Columnes · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
- 20Portopí - Son Espases · 06:06–22:40 · Tutti i giorni
909-Joan de Saridakis - Marivent · 1,4 km In linea d'aria
- 46la Bonanova - Gènova - Sindicat (dreta) · 08:00–08:00 · Tutti i giorni
Dati sugli orari: dati GTFS ufficiali (TIB/EMT), senza informazioni in tempo reale — controlla gli orari con l'operatore prima di partire.
Nei dintorni
Sant Agustí e Cala Major
La fondazione si trova nella zona occidentale di Palma, sopra la zona costiera densamente edificata intorno a Cala Major e Sant Agustí. Questo contesto urbano fa parte della storia del museo. Quando Miró si trasferì qui nel suo studio, la zona era meno densamente edificata; il nuovo edificio progettato in seguito da Rafael Moneo ha reagito in modo esplicito all’avanzata dell’edilizia e alla vista sulla baia, in parte ormai persa.
Una passeggiata nel quartiere ti fa capire bene questo contrasto. La fondazione non sembra un rifugio isolato per artisti in un paesaggio incontaminato, ma piuttosto un’isola culturale preservata all’interno di un quartiere costiero che si è sviluppato nel tempo. I bar nelle vicinanze sono perfetti per una pausa prima o dopo il giro. Se arrivi in autobus passando per Cala Major o Marivent, noterai in modo particolarmente evidente il passaggio dalla vivace strada principale all’area museale situata più in alto.
Portopí e i musei d'arte di Palma
Verso Palma c’è Portopí. La zona è un comodo snodo tra la costa occidentale, il porto e il centro città. Combinare la visita al museo con una sosta al porto o con un’altra meta a Palma è quindi più semplice che fare una gita in zone dell’isola più lontane. Se arrivi con i mezzi pubblici, da Portopí puoi proseguire in diverse direzioni.
Dal punto di vista dei contenuti, è ideale abbinarlo ai musei di Palma dedicati all’arte moderna e contemporanea. L’Es Baluard permette di collocare l’opera di Miró in un contesto più ampio dell’arte del XX secolo e di quella contemporanea. La Fundació Pilar i Joan Miró rimane però il luogo in cui il legame tra l’artista, Maiorca e il suo spazio di lavoro risulta più evidente. Le due esperienze non si sostituiscono a vicenda.
Il contesto più ampio di Miró
La fondazione a Maiorca fa parte di una rete più ampia di luoghi che custodiscono diversi aspetti dell’opera di Miró. Barcellona è strettamente legata alle sue origini e alla sua ricezione da parte del pubblico, mentre Mas Miró a Mont-roig è legata a un paesaggio che è stato fondamentale per il suo sviluppo artistico. Maiorca, invece, rappresenta i suoi ultimi decenni di attività, estremamente produttivi, e gli studi che sono stati conservati.
Proprio per questo vale la pena non considerare questa visita come una semplice succursale di un museo più famoso. La sede vicino a Sant Agustí racconta una storia tutta sua: dei legami familiari di Miró con l’isola, del suo desiderio di avere un grande studio e della decisione di Pilar e Joan Miró di aprire al pubblico i suoi spazi di lavoro.
Il posto giusto per farlo
Sant Agustí nella descrizione della localitàInformazioni utili per la visita
Abbigliamento e percorsi
Il percorso si snoda tra sale museali, atelier e spazi all’aperto. Per questo è meglio indossare scarpe comode piuttosto che prepararti come se fosse una visita solo al chiuso. Tra gli edifici c’è il giardino delle sculture; a seconda del tempo, il sole, il caldo o i sentieri umidi fanno parte dell’esperienza della visita. Nei giorni caldi, è utile avere con te protezione solare e acqua, soprattutto per gli spazi all’aperto.
L’area si trova sopra la strada costiera. Se arrivi da una fermata dell’autobus più in basso, a Cala Major o Marivent, devi mettere in conto un tratto in salita a piedi per l’ultimo tratto. Se hai difficoltà a camminare, è più pratico arrivare direttamente all’ingresso o al parcheggio per i visitatori che si trova di fronte. I due posti auto riservati alle persone con disabilità sono occupati; ciò non significa però automaticamente che tutti gli spazi storici siano accessibili.
Con i bambini
I bambini non devono avere una conoscenza approfondita dell’arte moderna per trovare qui dei punti di contatto. I segni chiari di Miró, le forme decise, le sculture e i materiali sempre diversi si possono ammirare subito. Il giardino alleggerisce il passaggio tra gli spazi interni, mentre gli atelier dimostrano che l’arte è legata agli strumenti, agli spazi e alle tecniche artigianali.
I genitori devono tenere presente che le sale storiche e le opere d'arte richiedono attenzione e rispetto. La fondazione organizza programmi didattici e iniziative dedicate alle arti grafiche; per sapere se nel giorno desiderato è in programma un'attività per famiglie, ti consiglio di controllare in anticipo il programma aggiornato.
Cosa non dovresti aspettarti
La Fundació Pilar i Joan Miró non è una retrospettiva completa in cui tutta la vita di Miró viene ripercorsa cronologicamente, opera dopo opera. Anche se la collezione copre tutti i periodi creativi, il suo vero valore sta proprio nel modo in cui mette in relazione opere selezionate, gli atelier, l’architettura e il lascito. Chi cerca solo una serie di capolavori famosi in tutto il mondo, si perde gran parte del messaggio che questo luogo vuole trasmettere.
Allo stesso modo, il complesso non è rimasto immutato nello stato paesaggistico che Miró aveva trovato al suo arrivo. Gli edifici intorno a Sant Agustí e Cala Major si sono avvicinati. L’edificio del museo progettato da Moneo affronta consapevolmente questa perdita. È proprio questo contrasto a far capire perché la fondazione voglia proteggere i suoi spazi storici e, allo stesso tempo, continuare a gestirli come un centro d’arte attivo.
Le chiusure temporanee di alcune parti dell’edificio fanno parte della conservazione a norma dei criteri di tutela dei beni culturali di un complesso come questo. Al momento, questo riguarda Son Boter. Se ci vai soprattutto per i murales e i laboratori grafici, ti consiglio vivamente di controllare in anticipo a che punto sono i lavori di ristrutturazione; il Taller Sert, l’edificio di Moneo e il giardino continuano a trasmettere l’atmosfera di Miró, ma non sostituiscono del tutto questa parte del percorso.
Consigli da chi vive sul posto
L'atelier prima del capolavoro
Al Taller Sert, osserva prima lo spazio nel suo insieme e solo dopo cerca le singole opere. L’edificio è stato progettato appositamente per le sue opere dall’amico di Miró, Josep Lluís Sert, ed è di per sé una chiave per capire la sua produzione tardiva.
Leggi "La stella di Moneo"
All’Edifici Moneo, presta attenzione ai cambiamenti di direzione della galleria a forma di stella. La geometria frazionata non è un semplice effetto decorativo, ma la risposta di Moneo all’universo visivo di Miró, caratterizzato da salti improvvisi e interruzioni.
La luce attraverso l'alabastro
Nelle sale espositive vale la pena distogliere lo sguardo dai quadri per osservare le superfici luminose. Le lastre di alabastro filtrano la luce del giorno di Maiorca e conferiscono alla galleria un’atmosfera diversa rispetto a quella di una sala museale illuminata in modo neutro.
Controlla prima Son Boter
Son Boter è temporaneamente chiuso per lavori di manutenzione e ristrutturazione. Prima di andarci, controlla la situazione attuale, perché sono proprio i graffiti, i murales e i laboratori grafici a rendere unico questo vecchio edificio.
Tre epoche nel giardino
Dal giardino delle sculture puoi mettere a confronto i tre livelli del luogo: lo storico Son Boter, l’Ateliermoderne di Sert e l’edificio museale di Moneo. Questo nesso architettonico rischia di passare un po’ inosservato all’interno.