Sa Bassa Blanca (Fondazione Yannick e Ben Jakober): museo d'arte vicino ad Alcúdia

Sa Bassa Blanca (Fundació Yannick y Ben Jakober) si trova lontano dal trambusto turistico di Port d’Alcúdia, in un’area naturale protetta. Già all’arrivo ti rendi conto che questo non è un museo come gli altri: dietro un cancello nel bosco, l’architettura, le sale espositive sotterranee, i giardini e le sculture monumentali si estendono su un’area molto ampia.
Il museo nasce da un’idea degli artisti e collezionisti Yannick Vu e Ben Jakober. La loro visione personale dell’arte unisce ritratti di bambini risalenti a diversi secoli a opere contemporanee, oggetti etnografici e figure di animali ispirate a culture antiche. La collezione non segue tanto un manuale di storia dell’arte quanto piuttosto il piacere di mettere le cose a confronto.
Sa Bassa Blanca è particolarmente consigliata a chi non vuole limitarsi a vedere l’arte in sale anonime. Un ex serbatoio d’acqua, una dimora ispano-moresca, una camera delle meraviglie contemporanea e un parco di sculture mediterranee creano ciascuno un’atmosfera diversa. Anche le famiglie trovano un approccio insolitamente immediato grazie alle figure di animali e ai ritratti storici di bambini.
Storia e significato
All’inizio c’era un serbatoio sotterraneo. Quando Yannick Vu e Ben Jakober, insieme al filantropo Georges Coulon Karlweis, fondarono la fondazione nel 1993, fecero ristrutturare la vecchia cisterna della Finca Sa Bassa Blanca per ospitarvi una collezione davvero insolita: ritratti di bambini dal XVI al XIX secolo. Da una semplice struttura funzionale per l’acqua è nato così il primo nucleo museale dell’odierno complesso.
Da una collezione privata a un museo
Dal 1995 la fondazione ha iniziato ad accogliere gruppi legati all’arte e alla cultura, prima di aprire definitivamente al pubblico nel gennaio 2001. Negli anni successivi si sono aggiunti altri spazi: gli spazi esterni e il parco delle sculture, una parte dell’edificio principale e, nel 2007, la Sala SoKrates sotterranea. Questo percorso di sviluppo è ancora visibile sul posto, perché le mostre non si trovano tutte in un unico edificio di nuova costruzione. Ogni area ha la sua storia e il suo linguaggio architettonico.
Yannick Vu, Ben Jakober e Hassan Fathy
All’inizio l’edificio principale non era un museo, ma una casa. L’architetto egiziano Hassan Fathy l’ha progettato nel 1978 per Yannick Vu e Ben Jakober, trasponendo gli stili architettonici arabi e ispano-moreschi in un paesaggio mediterraneo europeo. Nel 2006 una parte della casa è stata aperta al pubblico come museo; nel 2012 l’edificio ha ottenuto lo status di bene culturale catalogato.
Oltre a esporre opere d’arte, la fondazione si occupa anche della conservazione del patrimonio storico. Ciò è particolarmente evidente nella Collezione Nins, riconosciuta come bene catalogato del patrimonio storico delle Baleari, e in un prezioso soffitto in legno in stile mudéjar, protetto come bene culturale. Nel 2009 l’intero progetto ha ricevuto un riconoscimento speciale con il premio Europa Nostra per il suo contributo alla tutela del paesaggio e per la armoniosa integrazione tra giardini, edificio museale e territorio circostante.
Cosa c'è da vedere
L’impressione più forte nasce dai contrasti: ai ritratti storici di bambini segue una “camera delle meraviglie” più cupa, mentre agli spazi sotterranei fa da contrappunto un parco all’aperto con imponenti corpi di animali. In mezzo c’è l’edificio bianco di Hassan Fathy, che è di per sé uno dei pezzi più importanti del museo.
L'edificio di Hassan Fathy
Muri bianchi coronati da merli nascondono un cortile interno, dove archi e due fontane speculari ravvivano la rigorosa geometria. Acqua, cortili e grate di legno traforate fanno parte dell’architettura tanto quanto le volte e le facciate ben strutturate. All’interno, questa architettura si fonde con l’arte etnografica, moderna e contemporanea. Tra gli altri, vengono citate opere di Domenico Gnoli, Rebecca Horn, Meret Oppenheim, Miralda, Takis e Alan Rath, oltre a lavori dell’artista vietnamita Vu Cao Dam. Alcune parti della casa ospitano mostre temporanee, quindi il percorso di visita può variare.
C’è un dettaglio che merita di essere ammirato alzando lo sguardo: il soffitto a cassettoni policromo in stile mudéjar del 1498. È protetto come bene culturale del patrimonio delle Baleari. Tra l’architettura di Hassan Fathy e questa storica lavorazione in legno si crea un contrasto temporale tipico di Sa Bassa Blanca.
La Sala Nins
Più di 150 bambini ti guardano dai dipinti della Collezione Nins. I ritratti risalgono al periodo compreso tra il XVI e il XIX secolo e raffigurano soprattutto bambini dell’aristocrazia europea. Il luogo dell’esposizione ne amplifica l’effetto: i quadri sono appesi nella cisterna sotterranea ristrutturata della finca, la cui funzione originaria è ancora percepibile nell’atmosfera intima e raccolta dello spazio. La collezione non è stata pensata come un panorama completo dell’arte ritrattistica europea, ma nasce dalla selezione estetica personale dei fondatori. Proprio per questo i quadri sembrano meno una galleria genealogica e più una lunga sequenza di incontri individuali.
La Sala SoKrates
Anche la Sala SoKrates, anch’essa sotterranea, si presenta come una camera delle meraviglie contemporanea. Opere d’arte e oggetti provenienti da diversi continenti ed epoche non sono disposti uno accanto all’altro seguendo rigorosamente l’ordine di provenienza o di data; ciò che conta sono le relazioni visive, le somiglianze sorprendenti e le rotture volute.
Chi si aspetta un sistema museale classico con spiegazioni complete deve cambiare prospettiva. SoKrates non vuole raccontare una storia dell’arte lineare, ma mettere in dialogo le culture tra loro. Le opere di artisti moderni si incontrano con oggetti provenienti dall’Africa, dal Nepal o dalla Papua Nuova Guinea; una grande tenda di cristallo fa da suggestivo sfondo. Lo spazio invita a osservare con calma, perché alcune connessioni si notano solo dopo aver spostato lo sguardo più volte.
Parco delle sculture e OlivArt
All’aperto, figure animali monumentali in granito e altri materiali si ergono dal paesaggio. Le loro forme si ispirano a modelli archeologici, miti e leggende di culture antiche, senza però limitarvisi. Ciò che in una teca potrebbe sembrare piccolo e lontano, qui acquista peso e presenza fisica.
Il percorso tra le sculture fa parte della mostra: i punti di vista, la vegetazione e le distanze variabili cambiano l’aspetto delle figure. Alcune sembrano inizialmente parte del paesaggio e diventano chiaramente riconoscibili solo avvicinandosi. Gli spazi esterni si sono evoluti dall’antico roseto e dal parco delle sculture. Oggi anche OlivArt fa parte del progetto paesaggistico del museo.
Osservatorio e camera oscura
In un luogo un tempo adibito a uso militare, l’osservatorio combina installazioni di specchi con il principio della camera oscura. La luce che entra trasforma il mondo esterno in un’immagine e allo stesso tempo dirige lo sguardo verso la baia di Alcúdia. Quest’area mostra in modo particolarmente chiaro come Sa Bassa Blanca non si limiti a usare il paesaggio come sfondo, ma lo renda esso stesso parte integrante dell’arte.
La visita
Il percorso cambia ritmo più volte. Nella Sala Nins l’attenzione si concentra su singoli volti e dettagli degli abiti; in SoKrates lo sguardo vaga tra culture molto distanti tra loro. All’esterno, i sentieri, la vegetazione e le distanze assumono un ruolo importante. Sa Bassa Blanca non può quindi essere considerata semplicemente una breve visita a una sala.
Itinerario e tempistiche
Per le aree della collezione a libero accesso, il parco delle sculture e OlivArt, ti consiglio di prevedere abbastanza tempo. Se vuoi visitare anche l’edificio di Hassan Fathy, tieni presente che l’accesso avviene solo tramite visita guidata; la visita dura un’ora. Dato che le modalità di accesso e le mostre possono cambiare, ti consigliamo di verificare in anticipo quali aree sono aperte nel giorno in cui vuoi andare o sono incluse nel tipo di visita che hai scelto.
Tra gli spazi interni e l’area esterna si creano delle pause naturali. Vale la pena non liquidare subito la Sala Nins e dedicare abbastanza tempo al parco delle sculture per goderti le diverse prospettive. Il museo è più una serie di esperienze a sé stanti che un percorso compatto con un inizio e una fine ben definiti.
Preparativi prima del viaggio
Prima di partire, ti consiglio di verificare direttamente con il museo gli orari di apertura aggiornati, le condizioni di accesso e le diverse opzioni di ingresso. È particolarmente importante se hai in programma di visitare l’edificio di Hassan Fathy o se vuoi partecipare a una visita guidata. Anche per quanto riguarda la durata, è bene distinguere tra la visita generale al museo e la visita guidata all’edificio.
Non c’è un orario della giornata in cui l’affluenza sia sempre la più bassa. Se preferisci una visita tranquilla, ti conviene quindi controllare gli orari di visita e le guide disponibili e non affidarti solo a un arrivo improvvisato. Proprio perché il posto è un po’ fuori mano, è meglio prepararsi bene piuttosto che tentare la sorte.
Come arrivare e dove parcheggiare
Gli ultimi chilometri fanno parte del cambio di località: dopo Alcúdia, le indicazioni ti portano verso Mal Pas e poi al Camí del Coll Baix, detto anche Camí de Muntanya. All’inizio la strada è asfaltata, poi diventa un sentiero battuto che attraversa il bosco. Dei cartelli color magenta con la scritta «Fundació · Museu Sa Bassa Blanca» indicano le deviazioni.
Da Palma e dall'aeroporto
Dall’aeroporto di Palma a Port d’Alcúdia ci sono 60 chilometri in auto; il viaggio dura circa 47 minuti passando per la Ma-30, la Ma-13 e la Ma-3460. Dal centro di Palma, il percorso di 57 chilometri passa per la Ma-13 e la Ma-3460 e dura circa 51 minuti. Entrambe le indicazioni valgono espressamente solo fino a Port d’Alcúdia. Per il tratto successivo fino al museo, bisogna considerare anche il percorso attraverso la zona di Alcúdia, la deviazione verso Mal Pas e l’accesso tramite la strada forestale.
Le ultime deviazioni
Secondo le indicazioni del museo, il percorso segnalato passa davanti al ristorante La Bodega del Sol. Dopodiché si gira a destra e si seguono le indicazioni color magenta. All’ingresso, il veicolo si ferma sulla linea bianca davanti al cancello verde; il cancello si apre automaticamente. Per i pedoni c’è una porta d’accesso separata proprio lì accanto, sulla sinistra.
Nel complesso del museo ci sono parcheggi gratuiti per i visitatori. Tra le fermate nei dintorni ci sono Platja d’Alcanada, Cala en Poncet 1 e Cala en Poncet 2. Da lì, però, non c’è un percorso urbano che arrivi direttamente davanti al museo: l’ultimo tratto si trova fuori dall’area densamente popolata e segue la strada di accesso in direzione di Camí del Coll Baix. Se arrivi in autobus e poi devi proseguire a piedi, ti conviene quindi pianificare con cura in anticipo il percorso da seguire.
Le linee di autobus per Sa Bassa Blanca (Fondazione Yannick e Ben Jakober) in sintesi
| Linea | Percorso | Corse al giorno | Prima corsa | Ultima corsa |
|---|---|---|---|---|
| 323 | Alcanada - Es Mal Pas | 56 | 08:00 | 21:50 |
Dati ufficiali degli orari GTFS (TIB/SFM), senza informazioni in tempo reale. I numeri si riferiscono a tutte le fermate nel paese; le corse nei fine settimana e nei giorni festivi possono variare — controlla con l'operatore prima di partire.
Come arrivare in autobus
Platja d'Alcanada (3066) · 1,2 km In linea d'aria
- 323Alcanada - Es Mal Pas · Tutti i giorni
Cala en Poncet 1 (3024) · 1,8 km In linea d'aria
- 323Alcanada - Es Mal Pas · Tutti i giorni
Cala en Poncet 2 (3067) · 1,8 km In linea d'aria
- 323Alcanada - Es Mal Pas · Tutti i giorni
Dati sugli orari: dati GTFS ufficiali (TIB/EMT), senza informazioni in tempo reale — controlla gli orari con l'operatore prima di partire.
Informazioni utili per la visita
La Bassa Blanca richiede una preparazione diversa rispetto a un museo nel centro storico. Le collezioni sono distribuite tra sale sotterranee, un edificio residenziale di pregio storico e spazi all’aperto. Chi si aspetta solo sale climatizzate si perde una parte fondamentale del progetto.
Abbigliamento e percorsi
Per visitare il parco delle sculture e percorrere i sentieri tra le diverse aree del museo, è meglio indossare scarpe comode e che offrano un buon appoggio. L’accesso termina sì all’interno del complesso, ma la visita vera e propria ti porta spesso all’esterno. Per questo è importante prevedere una protezione dal sole, così come un abbigliamento che ti permetta di passare comodamente dagli spazi esterni alle sale sotterranee, dove fa più fresco.
Non bisogna confondere questo complesso con un museo d’arte compatto, dove tutte le opere si trovano su un unico piano. È proprio la distanza tra la cisterna, il parco, il SoKrates e l’edificio di Hassan Fathy a rendere speciale l’esperienza. Se sei in gruppo, è meglio concordare un punto di ritrovo e concedervi abbastanza tempo per spostarvi da un luogo all’altro.
Visita con i bambini
Gli animali monumentali del parco delle sculture offrono ai bambini un approccio particolarmente diretto. Anche la collezione Nins può funzionare, perché lì non si trovano temi astratti, ma bambini dei secoli passati. È possibile confrontare i vestiti, le posture e le espressioni facciali senza bisogno di conoscenze preliminari di storia dell’arte.
La Sala SoKrates, invece, è più densa e ricca di associazioni. Qui è meglio scegliere singoli oggetti che attirano l’attenzione, invece di cercare di spiegare l’intera sala. Dato che la visita unisce spazi interni ed esterni, Sa Bassa Blanca è più adatta alle famiglie che vogliono esplorare insieme, piuttosto che a una visita al museo il più veloce possibile.
Cosa non c'è da aspettarsi
Sa Bassa Blanca non è né un museo locale su Alcúdia né una galleria esclusivamente contemporanea. E non offre nemmeno una storia dell’arte ordinata cronologicamente. Il suo punto di forza sta nei contrasti personali: ritratti aristocratici di bambini in una cisterna, opere d’arte provenienti da diversi continenti in una camera delle meraviglie, animali dall’aspetto arcaico all’aperto e una casa progettata da Hassan Fathy affacciata sulla baia. Chi si lascia coinvolgere da questi salti temporali è quello che capisce meglio questo posto.
Consigli da chi vive sul posto
Alzare lo sguardo in casa
Tra l'arte e le forme ispano-moresche, il soffitto a cassettoni policromo in stile mudéjar rischia di passare inosservato. Risale al 1498 ed è di per sé un bene culturale protetto.
Non guardare Nins solo di fronte
Nell'ex cisterna vale la pena guardare con attenzione i ritratti dei bambini. Questi oltre 150 dipinti risalgono al periodo compreso tra il XVI e il XIX secolo.
Leggere il paesaggio come un’opera d’arte
All’Osservatorio, la camera oscura offre una nuova prospettiva sulla baia di Alcúdia. Il luogo unisce passato militare, installazioni di specchi e panorama: qui l’ambiente circostante fa parte dell’opera d’arte.
Fai attenzione al colore magenta
I bivi decisivi verso Mal Pas e Camí del Coll Baix sono segnalati da cartelli museali di colore magenta. Fermati al cancello d’ingresso verde sulla linea bianca; lì si attiverà l’apertura automatica.
Cerca le figure di animali che stanno a distanza
Da lontano, gli animali monumentali del parco delle sculture sembrano spesso parte integrante del paesaggio. È solo cambiando prospettiva che si notano i loro modelli archeologici e il rapporto intenzionale con il paesaggio.