Pubblicità sessista nel settore alimentare: l'Istituto lancia l'allarme
Il 22 agosto 2026, a Madrid, l'Instituto de las Mujeres ha messo in guardia dai modelli sessisti nella pubblicità di prodotti alimentari e della ristorazione. Secondo l'ente, che fa capo al Ministero per l'Uguaglianza, il corpo femminile viene ripetutamente usato come richiamo commerciale.
L'analisi si basa su un rapporto dell'Osservatorio sull'immagine delle donne, che ha esaminato le segnalazioni relative a campagne diffuse, tra l'altro, su elementi di arredo urbano, social network, confezioni, manifesti e spot pubblicitari.
Segnalazioni per rappresentazioni sessualizzate
Secondo il rapporto, tra il 2025 e il 2026 il 6,58% delle segnalazioni ricevute dall'Osservatorio riguardava pubblicità del settore alimentare. Il 31% di questi casi faceva esplicito riferimento alla sessualizzazione del corpo femminile.
Un ulteriore 11% riguardava l'uso del corpo femminile come richiamo visivo, non necessariamente sessualizzato. Nel 10% delle segnalazioni si denunciava invece la riproposizione di stereotipi tradizionali di genere.
Modelli ricorrenti nella pubblicità della ristorazione e dei prodotti alimentari
Il rapporto rileva modelli ricorrenti nelle pubblicità di hamburgerie, marchi di gelati, pizzerie, catene di ristoranti fast food e asiatici, panetterie, supermercati, nonché marchi di acqua e vino. Tra questi figurano modelle sessualizzate, inquadrature concentrate sulla bocca o sul décolleté e slogan dai doppi sensi sessuali.
L'Osservatorio critica inoltre il fatto che il consumo di un prodotto venga associato intenzionalmente a una presunta disponibilità sessuale delle donne. Contenuti di questo tipo possono rafforzare concezioni sociali diseguali e rappresentare le donne come oggetti di consumo o conferme estetiche.
Richiamo alla normativa pubblicitaria vigente
Secondo l'Instituto de las Mujeres, la pubblicità influenza anche i valori sociali e i modelli di riferimento. L'ente invita quindi i marchi alimentari a rinunciare a rappresentazioni che umiliano o subordinano le donne.
La legge generale sulla pubblicità considera inammissibili gli annunci che ritraggono le donne in modo degradante e utilizzano il loro corpo o parti di esso come oggetto avulso dal prodotto pubblicizzato. Lo stesso vale per l’associazione della loro immagine a comportamenti stereotipati.
Argomenti: Politica
Fonte: Europa Press / Mallorca.com