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Ermita de Betlem – Il tranquillo eremo di Maiorca a picco sul mare

Eremo di Betlem, Mallorca
Olaf Tausch, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0 (Ritaglio/ridimensionamento via mallorca.com)Le modifiche apportate a questa immagine sono soggette alla stessa licenza.

In alto sopra la costa nord-orientale, tra le aspre alture delle Serres de Llevant, l’Ermita de Betlem sembra un’alternativa volutamente scelta alla vivace Maiorca. Un viale di cipressi conduce all’antico eremo, dietro la cui facciata sobria si nasconde una cappella sorprendentemente riccamente decorata. Allo stesso tempo, il paesaggio si apre verso la baia di Alcúdia.

Qui il percorso fa parte dell’esperienza. Se arrivi in auto da Artà, segui una stradina che si snoda tra le montagne. Dall’insediamento costiero di Betlem, invece, parte un vecchio sentiero che sale a piedi. Entrambe le varianti ti fanno capire perché gli eremiti abbiano scelto proprio questo luogo sperduto per la loro vita appartata.

Una visita è particolarmente consigliata a chi ama l’architettura sacra, i luoghi storici tranquilli e i paesaggi panoramici. Non aspettarti grandi mostre o un percorso turistico ben organizzato. Il fascino nasce proprio dall’insieme della cappella, degli ex edifici del monastero, dei cipressi, della sorgente e del panorama montano.

Se ti limiti a visitare il complesso, puoi fare una sosta relativamente breve. Come meta escursionistica, invece, con una pausa alla sorgente e un po’ di tempo per goderti il panorama, l’Ermita ti riempie una buona parte della giornata. È proprio questa libertà a renderla una meta insolitamente versatile nel nord-est di Maiorca.

Storia e significato

All’inizio non si trattò della fondazione di un monastero di prestigio, ma della ricerca della solitudine. Il 29 luglio 1805, alcuni eremiti provenienti dalle comunità di Sant Honorat, vicino a Randa, e della Trinitat, vicino a Valldemossa, fondarono l’Ermita de Betlem. Il terreno era stato donato loro. Come sito di costruzione furono utilizzati i resti dell’antica tenuta di Binialgorfa, dove in precedenza si trovavano, tra le altre cose, una torre di guardia e un frantoio.

La fondazione del 1805

La posizione, a circa 280 metri di altitudine, era perfetta per una vita religiosa appartata, ma piuttosto impegnativa per la costruzione e l’approvvigionamento. L’eremo sorse lontano dalla città di Artà, in un paesaggio montuoso arido e roccioso. Già solo arrivarci era faticoso, e la vita quotidiana era strettamente legata allo sfruttamento dei terreni circostanti. L’agricoltura e l’allevamento aiutavano gli abitanti a guadagnarsi da vivere; a questo si aggiungevano le donazioni.

Il nome fa riferimento a Betlemme. Il programma religioso di questa piccola comunità, però, non era pensato per attirare l’attenzione dall’esterno. Qui vivevano solo pochi eremiti alla volta. La loro vita quotidiana univa preghiera, pasti in comune e lavoro fisico: uno stile di vita di cui rimangono ancora tracce visibili nella cappella, nelle celle, nei locali di servizio e nei terreni coltivati intorno al complesso.

Cappella e statua di Cristo

La cappella che oggi caratterizza il luogo è stata costruita proprio in quel periodo iniziale del monastero. Tra i suoi oggetti d’arredo più importanti c’è una statua di Cristo, donata agli eremiti in occasione della consacrazione del luogo sacro. Il legame tra l’Ermita e Artà è così rimasto vivo: la statua è particolarmente venerata lì e, il 1° maggio, si svolge tradizionalmente un pellegrinaggio da Artà alla cappella del monastero.

Questo pellegrinaggio dimostra che, nonostante la sua posizione isolata, l’Ermita non è mai stata completamente separata dal territorio circostante. Era un rifugio per una piccola comunità e, allo stesso tempo, un punto di riferimento religioso per la popolazione. Questo luogo tranquillo tra le montagne e il pellegrinaggio collettivo fanno quindi entrambi parte della sua storia.

La partenza degli ultimi eremiti

Per più di due secoli il complesso è stato abitato da un piccolo numero di religiosi. Gli ultimi eremiti si sono trasferiti, per motivi di età, all’eremo della Santíssima Trinitat vicino a Valldemossa. Non si sono trovati successori. L’Ermita de Betlem non è più un monastero abitato.

L'abbandono del luogo ne ha cambiato il carattere, ma non ne ha cancellato il significato religioso. La cappella, la tradizione di pellegrinaggio e l’uso tramandato del complesso mantengono vivo il ricordo della vita eremitica. Oggi l’Ermita è visitata soprattutto come luogo storico, culturale e spirituale – non come monastero con una comunità attiva.

Cosa c'è da vedere

La prima forte impressione la provi già prima di arrivare alla porta della cappella. Un lungo viale, fiancheggiato da alti cipressi, attira lo sguardo direttamente verso la cappella. Questo viale di circa 150 metri sembra quasi un passaggio: il paesaggio montano aperto rimane alle spalle, mentre gli alberi disposti in modo regolare incanalano il percorso e lo orientano verso la cappella.

Il viale dei cipressi

All’Ermita, i cipressi formano un chiaro asse visivo. Tra i tronchi scuri, la facciata e il portale all’inizio si intravedono solo a tratti. Ad ogni passo, la cappella diventa sempre più protagonista.

Il viale offre uno dei punti migliori per scattare foto: non proprio davanti alla facciata, ma qualche passo più indietro, dove le file di alberi, il sentiero e la cappella entrano tutti insieme nell'inquadratura.

La cappella neoclassica

La cappella ha una pianta a croce e uno stile neoclassico. Dall’esterno ha un aspetto piuttosto sobrio. Le decorazioni si concentrano, tra l’altro, sul portale d’ingresso, impreziosito da piastrelle dipinte. È proprio questo contrasto tra la semplice architettura di montagna e i dettagli colorati che merita un’occhiata più attenta prima di entrare.

All’interno, l’arredamento è decisamente più ricco. Un altare in marmo costituisce il fulcro liturgico, mentre gli affreschi ricoprono il soffitto. I dipinti attirano lo sguardo verso l’alto e cambiano l’effetto dello spazio: la cappella, che dall’esterno sembrava piuttosto austera, si trasforma in uno spazio sacro pieno di colori. Le dimensioni rimangono contenute, ma proprio per questo puoi ammirare l’altare, gli affreschi sul soffitto e le statue da vicino, senza troppa distanza.

Statua di Cristo e immagine della Madonna

Tra le opere d’arte, la statua di Cristo donata in occasione della consacrazione riveste un significato particolare. Non è solo un elemento dell’arredamento risalente ai primi tempi dell’Ermita, ma anche oggetto di un culto proveniente da Artà che si tramanda ancora oggi. Chi viene il 1° maggio vive quindi il luogo in modo diverso rispetto a una normale giornata di visita tranquilla.

Tra gli arredi c'è anche una statua della Madonna. Insieme all'altare, agli affreschi e alle piastrelle dipinte, dimostra che la cappella, nonostante la vita spartana dei suoi abitanti, non è stata progettata senza decorazioni. Gli eremiti cercavano la semplicità personale, ma consideravano lo spazio liturgico come il centro più importante della loro comunità.

Gli ex edifici del monastero

Intorno alla cappella si trovano i pochi edifici rimasti dell’antico monastero. Ci ricordano che l’Ermita non era solo un luogo di culto. Qui si viveva, si mangiava e si lavorava. Alcune parti del complesso risalgono all’area dell’antica torre di guardia e dell’ex tenuta, sulle cui rovine la comunità fondò la propria sede.

Non tutte le parti dell’edificio sono accessibili come spazi museali interni. Il valore sta piuttosto nell’insieme: la cappella, i semplici edifici annessi, i muri e i sentieri compongono l’immagine di una piccola comunità orientata all’autosufficienza. Chi si aspetta un complesso monastico completamente restaurato con chiostro, sale espositive e percorso segnalato, fraintenderebbe il carattere del luogo.

Sa Font e il santuario mariano

Sotto l’Ermita, o meglio poco prima, c’è la sorgente Sa Font, chiamata anche Font de s’Ermita. Serviva agli eremiti per rifornirsi d’acqua e per irrigare i campi. Accanto ad essa si trova una grotta rocciosa artificiale con un santuario mariano, il cui aspetto ricorda quello di Lourdes.

Per chi parte da Betlem, la sorgente è una tappa naturale prima dell'ultimo tratto che porta all'eremo. Un tavolo di pietra ti invita a fare una pausa. Tuttavia, non dovresti dare per scontato che l'acqua sia potabile; per l'escursione è importante portare con te una scorta sufficiente di acqua.

La vista sulla baia di Alcúdia

L'Ermita si trova nel Massís d’Artà, una parte delle Serres de Llevant. Dai dintorni del complesso e dal percorso di accesso si godono ampie vedute sulla baia di Alcúdia. Il mare si estende ben più in basso, mentre le catene montuose rocciose circondano il sito verso l'entroterra.

Se arrivi in auto da Artà, a circa un chilometro dalla fine della strada troverai un belvedere dove fare una sosta. Lungo il sentiero che parte da Betlem, il panorama si svela gradualmente: man mano che sali, la costa e la baia diventano sempre più nitide. La vista non è quindi un’immagine fissa, ma accompagna il tuo avvicinamento all’Ermita.

La visita

Una visita normale inizia in tutta tranquillità. Dopo la salita in funivia o a piedi, il viale di cipressi ti porta alla cappella; poi vale la pena fare un giro tranquillo tra gli edifici ben conservati. All’interno, l’altare in marmo e gli affreschi sul soffitto attirano subito lo sguardo. Poi, di solito, si notano con più attenzione i piccoli dettagli del portale e le figure religiose.

Visita guidata del complesso

Per la cappella e il complesso adiacente non serve una lunga visita al museo. Non c’è né una mostra estesa né un percorso prestabilito con tante tappe. Chi osserva con attenzione l’architettura e l’arte, però, non dovrebbe fermarsi solo per una foto veloce. Il viale, il portale, gli affreschi sul soffitto e il panorama danno il meglio di sé solo se li ammiri con calma.

Ci vuole un po’ più di tempo per raggiungere Sa Font. La sorgente e il santuario mariano non si trovano nella sala centrale della cappella, ma lungo il sentiero nei dintorni dell’Ermita. Soprattutto se arrivi a piedi, fanno ovviamente parte della visita. Se arrivi in auto, puoi comunque aggiungere questa deviazione al tuo giro, ma ti consiglio di indossare scarpe comode e adatte a camminare.

Durata della visita e escursione

La semplice visita a questo piccolo complesso è abbastanza breve e si può organizzare come una breve sosta culturale. Indicare un numero preciso di minuti non sarebbe molto utile: chi si limita a vedere la cappella e il viale ci mette decisamente meno tempo rispetto a chi si ferma ad ammirare le opere d’arte, va alla sorgente e si gode il panorama.

Il percorso da Betlem trasforma la visita alla cappella in un’escursione a sé stante. Le pause alla sorgente, le soste per scattare foto e la sosta all’Ermita si aggiungono al tempo di percorrenza.

Tranquillità e affollamento

L'isolamento non garantisce la solitudine in ogni momento. L’Ermita è una famosa meta per gite ed escursioni, quindi, soprattutto quando c’è bel tempo, può capitare che diversi visitatori si ritrovino contemporaneamente alla cappella. Non si può dire con certezza quale sia un momento della giornata in cui sia sicuramente deserta. Se sei flessibile, evita le ore di punta e prenditi abbastanza tempo prima che un gruppo se ne vada.

Il 1° maggio c'è una situazione particolare: in quel giorno si svolge il tradizionale pellegrinaggio da Artà all'Ermita. È una giornata interessante se vuoi mettere in primo piano la tradizione religiosa e il pellegrinaggio collettivo. Per una visita tranquilla e individuale, invece, è meno adatta.

Prima di partire, ti consiglio di controllare le condizioni di accesso attuali alla cappella. Dato che l'eremo non è più abitato, non dare per scontato che sia possibile visitarne l'interno senza prima verificare la situazione.

Come arrivare e dove parcheggiare

Per raggiungere l’Ermita de Betlem, c’è una cosa fondamentale da tenere a mente: i percorsi stradali indicati da Palma e dall’aeroporto arrivano fino all’insediamento costiero di Betlem, non direttamente all’eremo. Da lì bisogna proseguire a piedi. Se invece vuoi arrivare in auto fino all’Ermita, devi raggiungerla da Artà percorrendo la strada di montagna Ma-3333.

Dall'aeroporto di Palma a Betlem

Dall’aeroporto di Palma, la distanza su strada fino a Betlem è di 73 chilometri. Il viaggio dura circa 65 minuti e si percorre la Ma-15, poi la Ma-3322 e la Ma-3331. Queste indicazioni terminano a Betlem. Per raggiungere l’Ermita, dal lato della costa devi seguire il sentiero in salita; quindi, non confondere il tempo di percorrenza in auto con il tempo totale necessario per arrivare alla cappella.

Se invece vuoi arrivare direttamente in auto al sito, devi seguire la strada verso Artà e imboccare la Ma-3333. Non c'è una strada diretta in auto che parta dall'insediamento costiero di Betlem e salga fino alla cappella.

Dal centro di Palma a Betlem

Dal centro di Palma, Betlem dista 75 chilometri in auto. Il viaggio dura circa 71 minuti e passa anche per la Ma-15, la Ma-3322 e la Ma-3331. Anche in questo caso, la distanza e il tempo di percorrenza si riferiscono espressamente all’abitato di Betlem. Da lì inizia la salita a piedi.

Il percorso costiero è particolarmente indicato se l’escursione a piedi deve costituire la parte principale della gita. A Betlem i posti auto sono limitati. È quindi consigliabile cercare un parcheggio adatto già all’ingresso del paese o al punto di partenza segnalato del sentiero, invece di proseguire a lungo nelle stradine residenziali più strette.

In auto passando per Artà

Da Artà, la Ma-3333, lunga circa nove chilometri, porta all’Ermita. La strada sale con numerose curve attraverso le Serres de Llevant, passa accanto a tenute rurali e nella parte alta diventa molto stretta. Il traffico in senso opposto richiede attenzione; i veicoli di grandi dimensioni e uno stile di guida frettoloso non sono adatti a questo percorso.

Circa un chilometro prima dell’arrivo c’è un belvedere con vista sulla baia di Alcúdia. La strada finisce all’eremo. Il percorso è panoramico, ma va considerato parte della visita e non come una scorciatoia veloce. Se non reggi bene le strade di montagna tortuose, ti conviene fare delle pause adeguate.

Autobus e spostamenti a piedi

Non risulta esserci una fermata dell'autobus nelle immediate vicinanze dell'Ermita. Per questo motivo, nemmeno Betlem è una destinazione per la quale dovresti dare per scontato, senza prima verificare, di poter contare su un collegamento diretto con i mezzi pubblici fino al punto di partenza dell'escursione. Per organizzare il viaggio, è fondamentale consultare gli orari aggiornati e tenere in particolare considerazione il viaggio di ritorno.

Il famoso sentiero parte dalla Ma-3331 vicino a Betlem e passa per le Cases de Betlem, addentrandosi nel paesaggio montuoso roccioso. Segnaletica, punti rossi e ometti di pietra indicano la strada. Anche se il percorso è relativamente semplice, resta comunque un’escursione in montagna e non una passeggiata su sentieri battuti.

Nei dintorni

Laggiù sulla costa c'è un piccolo insediamento che porta lo stesso nome dell'eremo. Betlem è il punto finale della Ma-3331, che parte da Colònia de Sant Pere e costeggia la costa.

Betlem

Betlem è il punto di partenza ideale per la salita all’Ermita.

Colònia de Sant Pere

Colònia de Sant Pere si trova a ovest di Betlem ed è la località costiera più vicina dove fermarti per una pausa prima o dopo l’escursione. La Ma-3331 collega le due località. Se non vuoi passare l’intera escursione solo in montagna, qui puoi goderti la vista sulla baia e poi seguire la tranquilla strada costiera fino a Betlem.

Per questa combinazione, l’ordine è fondamentale. Un’escursione in montagna non dovrebbe iniziare dopo una lunga giornata in spiaggia sotto il sole di mezzogiorno. Al contrario, dopo la discesa, la costa offre un modo piacevole per concludere la giornata senza dover affrontare altre attività impegnative.

Artà e le Serres de Llevant

Dall’altra parte delle montagne si trova Artà, il tradizionale punto di partenza per chi arriva in auto lungo la Ma-3333. La città e l’Ermita raccontano due facce molto diverse della stessa regione: da una parte il centro storico con le sue strade e gli edifici sacri, dall’altra l’eremo sperduto tra le montagne.

Le Serres de Llevant che ci circondano sono sia un territorio ideale per le escursioni che un’area naturale protetta. Dall’Ermita partono altri sentieri che salgono in quota, tra cui percorsi in direzione del Puig de Ferrutx. Questi itinerari, però, non sono un semplice prolungamento della passeggiata intorno alla cappella. Richiedono una pianificazione autonoma del percorso, acqua a sufficienza e una valutazione realistica del terreno e delle condizioni meteorologiche.

Il posto giusto per farlo

Betlem nella descrizione della località

Informazioni utili per la visita

L'aspetto tranquillo dell'Ermita non deve farti dimenticare che si trova in un vero e proprio paesaggio montano. Già i sentieri tra la cappella, il belvedere e la sorgente possono essere accidentati. Per l'escursione da Betlem sono indispensabili scarpe robuste; le scarpe da tempo libero lisce non vanno bene per i tratti sassosi.

Acqua, sole e cibo

Lungo il percorso non ci sono punti di ristoro su cui poter contare. Per questo è importante portare con te acqua e provviste fin dall’inizio. Sa Font è storicamente importante per il rifornimento degli eremiti, ma non va considerata una fonte garantita di acqua potabile.

La vegetazione offre ombra in alcuni tratti, ma gran parte del paesaggio roccioso è esposto al sole. È quindi consigliabile proteggersi dal sole anche al di fuori della piena estate. Quando fa molto caldo, la salita perde rapidamente il suo carattere tranquillo; in questi casi, partire presto e portare con te una buona scorta d’acqua è più importante che seguire un programma il più serrato possibile.

Con i bambini

Per le famiglie con bambini più grandi ed esperti di escursioni, il percorso che parte da Betlem può essere una gita che vale davvero la pena. Il viale di cipressi, la sorgente, la grotta e la cappella sono tappe intermedie ben definite, mentre la vista sul mare cambia man mano che sali di quota. Il fascino sta proprio nel fatto che alla fine non ti aspetta un parco divertimenti, ma un vero e proprio rifugio storico.

Il percorso non è automaticamente adatto ai bambini piccoli. Il sentiero sale costantemente e si snoda su un terreno sassoso. Gli adulti dovrebbero valutare realisticamente la propria forma fisica, la sicurezza nel camminare, l’abbigliamento adeguato e la disponibilità di mezzi per trasportare eventuali bambini. Inoltre, bisogna prestare particolare attenzione sulla stretta strada di accesso che passa per Artà.

Cosa non dovresti aspettarti

L'Ermita de Betlem non è un museo tradizionale. Non ci sono mostre di grande respiro, né un lungo percorso nel chiostro, né allestimenti pensati per attirare i turisti. Anche la ristorazione non è al centro di questo posto. Se cerchi solo una lunga lista di oggetti spettacolari, avrai fatto il giro del complesso in un attimo.

Ciò che la rende degna di una visita è l’insieme di pochi elementi ben definiti: il viale di cipressi, la cappella neoclassica, gli affreschi e l’altare in marmo, le tracce dell’antica vita eremitica, Sa Font e la vista sulla baia. È ovvio che bisogna rispettare il carattere sacro del luogo, parlare a bassa voce e vestirsi in modo appropriato all’interno della cappella – anche se oggi qui non vive più nessuna comunità monastica.

28°C Betlem
Cos’è l’Ermita de Betlem e perché vale la pena visitarla?
L’Ermita de Betlem è un antico eremo situato nelle Serres de Llevant, vicino ad Artà. Fu fondato nel 1805 dagli eremiti delle comunità di Sant Honorat, vicino a Randa, e della Trinitat, vicino a Valldemossa. Da non perdere il lungo viale di cipressi, la cappella neoclassica a pianta cruciforme, l’altare in marmo, gli affreschi sul soffitto e le statue religiose. A questo si aggiungono Sa Font con una grotta mariana e ampi panorami sulla baia di Alcúdia. Il fascino non sta tanto in una grande esposizione, quanto piuttosto nel connubio tra storia, spazio sacro e paesaggio montano appartato.
Quali sono gli orari di apertura dell'Ermita de Betlem e l'ingresso è a pagamento?
Ti consiglio di controllare le condizioni di accesso aggiornate poco prima dell'escursione, basandoti sulle informazioni locali. Questo vale soprattutto per l'accesso all'interno della cappella, dato che il complesso non è più gestito come monastero abitato da quando se ne sono andati gli ultimi eremiti. Il viale dei cipressi, i dintorni e la passeggiata rimangono parti importanti dell’esperienza, ma non dare per scontato che la porta della cappella sia aperta senza prima aver verificato.
Come si arriva dall'aeroporto di Palma all'Ermita de Betlem?
Dall’aeroporto di Palma, il percorso stradale misurato porta prima al villaggio costiero di Betlem. È lungo 73 chilometri, il viaggio dura circa 65 minuti e si snoda lungo le strade Ma-15, Ma-3322 e Ma-3331. Importante: questi valori valgono fino a Betlem, non fino all’eremo in quota. Dal paese parte un sentiero escursionistico che sale fino all’Ermita. Se vuoi arrivare in auto direttamente al complesso, devi raggiungerlo da Artà percorrendo la Ma-3333, lunga circa nove chilometri. Non c’è una strada diretta in auto da Betlem alla cappella.
Come si arriva dal centro di Palma?
Dal centro di Palma all’insediamento di Betlem, il percorso su strada è di 75 chilometri. Il viaggio dura circa 71 minuti e passa per la Ma-15, la Ma-3322 e la Ma-3331. Anche questa distanza e questo tempo di percorrenza si riferiscono espressamente a Betlem. È da lì che parte l’escursione verso l’eremo. Se invece vuoi arrivare in auto fino all’Ermita, devi prendere la Ma-3333 da Artà. Questa strada di montagna è piena di curve e molto stretta nella parte alta, quindi se c’è traffico in senso opposto ti serve pazienza e devi guidare con cautela.
Si può arrivare direttamente in auto all'Ermita de Betlem?
Sì, l'eremo è raggiungibile in auto da Artà tramite la Ma-3333. La strada, lunga circa nove chilometri, sale a tornanti attraverso le Serres de Llevant e in alcuni tratti diventa molto stretta. Il traffico in senso opposto può quindi risultare scomodo, soprattutto con veicoli larghi. Circa un chilometro prima della fine della strada c’è un belvedere con vista sulla baia di Alcúdia. Dal villaggio costiero di Betlem, invece, non c’è una strada diretta in auto per l’Eremita; da questa parte parte il sentiero escursionistico.
Quanto tempo dovresti prevedere per la visita?
Per visitare la cappella, il viale dei cipressi e goderti la vista sugli edifici proprio lì accanto basta una sosta relativamente breve. Un numero fisso di minuti però non rende giustizia al posto, perché la durata dipende dal fatto che tu voglia includere anche Sa Font, la grotta di Maria e il panorama. Se sali a piedi da Betlem, dovresti prevedere del tempo in più per l’andata e il ritorno, le pause, la sosta alla cappella e le foto. In questa variante, l’Ermita è un’escursione a sé stante e non una breve visita.
Quando c'è meno gente all'Ermita de Betlem?
Non si può indicare un orario in cui sia sicuramente tranquillo. Anche se l’Ermita è in una zona isolata, è una meta famosa per le escursioni e le gite e, quando c’è bel tempo, a volte può sembrare piuttosto affollata. Se puoi organizzarti in modo flessibile, ti consiglio di evitare i periodi di maggiore affluenza e di portare con te tempo a sufficienza per aspettare che un gruppo se ne vada. Questo vale in particolare per il 1° maggio: in questo giorno, tradizionalmente, parte da Artà un pellegrinaggio verso la cappella del monastero. È un evento culturalmente interessante, ma meno adatto a chi cerca soprattutto solitudine e silenzio.
Quanto è difficile l'escursione da Betlem all'Ermita?
Il sentiero di Betlem è un’escursione in montagna, non una passeggiata in pianura. Il percorso si snoda su tratti sassosi e sale costantemente. I segnali con puntini rossi e i cumuli di pietre aiutano a orientarsi. Sono necessarie scarpe robuste, acqua a sufficienza, protezione solare e provviste, perché lungo il percorso non ci sono punti di ristoro affidabili su cui poter contare. Quando fa caldo, non bisogna sottovalutare lo sforzo fisico. Nella pianificazione bisogna tenere conto della forma fisica, del passo sicuro e delle condizioni meteorologiche.
L'Ermita de Betlem è adatta per una gita con i bambini?
Se hai bambini più grandi, sicuri sui propri passi ed esperti di escursioni, il percorso che parte da Betlem può essere davvero affascinante. Le Cases de Betlem, la vista sul mare che si apre sempre di più, Sa Font, la grotta di Maria e infine il viale dei cipressi sono tappe intermedie molto varie. Per i bambini piccoli il percorso non è automaticamente adatto: sale costantemente e presenta tratti sassosi. I genitori dovrebbero valutare realisticamente la forma fisica dei bambini, il caldo e la necessità di portarli in braccio. Chi vuole visitare solo la cappella può scegliere la strada tortuosa in auto passando per Artà.
Cosa si può visitare esattamente all’Ermita de Betlem?
Al centro c’è la cappella neoclassica con pianta a croce. All’interno spiccano l’altare in marmo e gli affreschi sul soffitto; sul portale d’ingresso ci sono delle piastrelle dipinte. Tra le opere d’arte sacra ci sono una statua di Cristo risalente ai primi tempi del santuario e una statua della Madonna. Davanti alla cappella, un viale di cipressi lungo circa 150 metri crea un asse visivo caratteristico. A questo si aggiungono i pochi edifici rimasti dell’ex monastero e Sa Font, con una grotta mariana artificiale. Non aspettarti un grande museo del monastero o un percorso espositivo esteso.
Cosa puoi fare mentre sei in zona?
Una combinazione ovvia è quella con Colònia de Sant Pere, che si trova a ovest di Betlem ed è raggiungibile tramite la Ma-3331. Se arrivi dalla Ma-3333, puoi abbinare l’escursione a Artà. Sono possibili anche altre escursioni in montagna nelle Serres de Llevant. Dall’Ermita partono sentieri che portano, tra l’altro, verso il Puig de Ferrutx. Queste escursioni dovrebbero essere pianificate come percorsi a sé stanti, visto il terreno, le scorte d’acqua necessarie e le condizioni meteorologiche.
Cosa dovresti portare con te all'Ermita de Betlem?
Per l’escursione da Betlem, metti nello zaino scarpe robuste, acqua a sufficienza, protezione solare e qualcosa da mangiare. Sa Font è un luogo di importanza storica, ma non va considerata una fonte garantita di acqua potabile. Gran parte del paesaggio montano è esposto al sole, anche se in alcuni punti gli alberi offrono un po’ d’ombra. Anche se arrivi solo in auto, è comunque consigliabile indossare scarpe comode e robuste se vuoi visitare la sorgente e i sentieri intorno al complesso. Inoltre, ti consiglio di controllare le condizioni di accesso alla cappella prima di partire.